Ci sono debutti che arrivano già formati, come se fossero il capitolo di una storia iniziata molto prima. SEATTLE, il primo album in studio di Uma Kabusacki, appartiene a questa categoria: un lavoro che nasce tra due continenti, due scene musicali e una tradizione che ha segnato profondamente la vita dell’artista. Pubblicato il 1° giugno 2026, il disco è il risultato di un percorso che intreccia Buenos Aires, Seattle e il mondo del Guitar Craft, la scuola fondata da Robert Fripp che ha plasmato generazioni di musicisti.
Per capire SEATTLE bisogna partire da un assunto fondamentale: Uma “è cresciuta dentro la musica”. Figlia di Fernando Kabusacki, chitarrista elettrico tra i più influenti in Argentina, Uma ha respirato fin da bambina un ambiente in cui la sperimentazione non era un’eccezione ma la norma. Ha suonato con il padre per oltre un decennio, è apparsa nei suoi album e ha sviluppato una voce distintiva e unica. A Buenos Aires si è formata come cantante, pianista e bandleader, guidando gli Instrumentales de Charly, ensemble che porta in scena il catalogo strumentale di Charly García insieme a Fernando Kabusacki, Matías Mango e Fernando Samalea. È una scena viva, tecnica, curiosa, che ha fatto di Uma una musicista completa, capace di muoversi tra pop, folk, rock d’autore e avanguardia senza perdere la propria identità.
SEATTLE
Un elemento rende SEATTLE diverso da qualsiasi altro debutto: il legame con il Guitar Craft. Fernando Kabusacki, Steve Ball e Shinkuro Matsuura provengono tutti da quella scuola; Uma stessa ha partecipato a corsi Crafty. Non è un dettaglio: è la chiave estetica del disco. Il Guitar Craft non è un metodo di chitarra. È una disciplina: attenzione, presenza, ascolto, precisione. E SEATTLE è costruito esattamente così, come un cerchio di musicisti che condividono un linguaggio comune.
Le sessioni iniziano nel febbraio 2025 ai London Bridge Studio di Seattle, uno spazio storico che ha ospitato alcune delle produzioni più importanti della scena nord-occidentale americana. Da lì il progetto si sposta a Buenos Aires, tra Mixo Estudios, Viento Azul ed Estudio Aves. In questa fase entrano in gioco figure chiave della scena porteña: Fernando Taverna e Nono Di Peco, responsabili della parte tecnica, e una sezione ritmica che porta la firma di Ariel “Topo” Raiman alla batteria e Lisandro Aristimuño al basso e alla voce. Sono due mondi che si incontrano: la precisione americana e la vitalità argentina.
In questa fase entrano in gioco figure chiave della scena porteña: Fernando Taverna e Nono Di Peco, responsabili della parte tecnica, e una sezione ritmica che porta la firma di Ariel “Topo” Raiman alla batteria e Lisandro Aristimuño al basso e alla voce. Sono due mondi che si incontrano: la precisione americana e la vitalità argentina. Il cerchio si chiude nuovamente a Seattle nel febbraio 2026, con Ball, D Box, Fernando Kabusacki, Nathan Grigg e la Uma Band.

Una tracklist straordinaria
Dodici brani che attraversano alcuni dei più grandi autori della musica contemporanea e sperimentale. Si inizia con la rivisitazione di King Kong e The Machine di Charly García, Here Comes the Flood e Naked Flood di Peter Gabriel, Runs in the Family di Terre Roche, composizioni originali come Tu Nombre y el Mío di Lisandro Aristimuño e Agua Music, insieme a capolavori come Jokerman di Bob Dylan, I Talk to the Wind dei King Crimson, e First Love di Adele. L’album si conclude con Mary, una straordinaria reinterpretazione che include le Frippetronics originali della canzone pubblicata su EXPOSURE.
La forza del disco sta nel modo in cui Uma attraversa questi brani: non li interpreta, li abita. La sua vocalità — morbida, diretta, spesso sospesa — porta ogni composizione nel proprio mondo, senza imitazioni né compiacimenti.
La produzione è firmata dal collettivo BKB – Ball | Kabusacki | Box, con Steve Ball in veste di executive producer e responsabile degli arrangiamenti vocali e orchestrali, D Box ai synth e agli arrangiamenti aggiuntivi, e Fernando Kabusacki alle chitarre e alle texture sonore. Il mastering è affidato a Brian Lucey (Magic Garden), garanzia di un suono pulito, profondo, curato nei dettagli. Il risultato è un raro equilibrio.
Quello che rende veramente speciale questo album è la partecipazione di artisti di livello internazionale. L’album vede gli straordinari contributi di Charly Garcia e Leon Gieco (due leggende della musica argentina), insieme a chitarristi dell’ambito Guitar Craft di Robert Fripp come Shinkuro Matsuura e gli stessi Steve Ball e Fernando Kabusacki. Il batterista Ariel Topo Raiman e il bassista Lisandro Aristimuño portano solidità ritmica alle sessioni di Buenos Aires, mentre musicisti come Tim Root, Nora Germain e Igor Abuladze aggiungono ulteriori texture.
Uma Band
Uma Kabusacki: vocals
Fernando Kabusacki: guitars, bvox
Steve Ball: guitars, steventide, bvox
D Box: guitars, bass, piano
Nathan Grigg: synths
Uma è anche la voce principale di Los Instrumentales di Charly, l’ensemble che esegue il catalogo strumentale di Charly Garcia insieme a suo padre Fernando, Matias Mango e Fernando Samalea. Si è esibita in Giappone, Italia, Svizzera, a Seattle e a Mendoza, e si è esibita in luoghi iconici di Buenos Aires, tra cui il CCK (Ciudad Cultural Konex, con gli Electric Gauchos) e il Centro Cultural Rojas.
Futuro e tournée
Masterated da Brian Lucey presso Magic Garden Mastering, SEATTLE rappresenta il punto di partenza per una fase nuova della carriera di Uma. La tournée dell’Uma Band inizierà nel 2026-2029 in varie configurazioni, preceduta da una breve tournée in Italia e Svizzera che si è tenuta a maggio 2026. Questo album non è soltanto una collezione di canzoni, ma un ponte tra l’eredità musicale di Buenos Aires e il contesto artistico internazionale. SEATTLE non è un disco di genere: è un disco di identità. È il ritratto di un’artista che non ha paura di confrontarsi con repertori monumentali, portandoli nel proprio mondo. È un lavoro che parla di formazione, di viaggi, di incontri, e di una comunità musicale che continua a generare bellezza.
Uma Kabusacki | Seattle | Uma Kabusacki
È possibile acquistare l’album su Bandcamp
