LATEST ARTICLES

OODAL – “Vicino”

Gli oodal presentano Vicino, primo singolo estratto dall’album di esordio Due punti previsto per marzo per Santeria Records (Nada, Comaneci, Don Antonio…).

In questa canzone la band descrive il crollo di una certezza che viene a mancare, come un pilastro che si sgretola portando dietro di sé una lunga scia di piccoli pezzi frantumati. È la fotografia di una crisi nel momento in cui è ancora impossibile ricostruire e si può solo cercare a fatica di restare in piedi, barcollando, nell’attesa che il crollo si completi del tutto.

Il racconto delle parole si accompagna a un’atmosfera musicale onirica e leggera, perché l’ascoltatore abbassi le sue difese e le parole possano così penetrare più nel profondo e colpirne l’attenzione. Il gioco sui contrasti è la cifra stilistica che ha segnato la scrittura dell’intero album e Vicino non sfugge a questo approccio.

Ascolta e acquista “VicinoQUI.

Anche nella realizzazione del video la band ha voluto accompagnare scene leggere come il salto, che ricorda il gioco e la spensieratezza, ad altre immagini che trasmettono malinconia e raccontano il decadere e la precarietà delle cose. Tutto passa, si trasforma e non è possibile trattenerlo. Di nuovo le immagini si legano al significato del pezzo attraverso sequenze di oggetti o persone che scompaiono (anche la stessa protagonista del video, alla fine, svanisce).

La narrazione si svolge all’interno di una serra, tra le piante che rappresentano allo stesso tempo la forza della natura e la sua fragilità con la loro dipendenza dalle cure del giardiniere senza le quali sono condannate a sfiorire e appassire. Di nuovo una metafora per rappresentare ciò che accade alle persone e ai loro rapporti.

Il tutto è incorniciato dalla fotografia fredda, glaciale, di Luca Sorgato, che quasi sospende lo scorrere del tempo con una luce piatta, diffusa e priva di ombre, che rimanda a un immaginario nordico, scandinavo.

Gli oodal sono nati da un primo incontro tra Antonio Bacchi Gaia Burgalassi partendo da intenzioni chiare sul disegno finale: unire elettronica e sonorità alt e post rock, completando il tutto con una nota cantautoriale nei testi, aprendosi a quante più contaminazioni possibili. I primi brani sono nati in modo spontaneo, chitarra e voce. In quel primo periodo dedicato alla composizione si è aggiunto Edoardo Martini, che ha apportato drum-machines e sintetizzatori. Dopo i primi live ad inizio 2019 si sono completati grazie all’arrivo di Fabio Sarti.

Foto credit: beynot
Foto credit: beynot

Il risultato di questa unione è una sintesi di atmosfere elettroniche e indie dalle venature dream-pop, con influenze che vanno dai Verdena a La Rappresentante Di Lista, da Slowdive a Iosonouncane e The xx. L’incontro col produttore musicale Andrea Ciacchini (Blonde Redhead, Zen Circus, Bobo Rondelli) ha fornito ulteriore linfa a un percorso già in atto, fino ad arrivare al racconto racchiuso nel disco d’esordio (Due punti) che dopo la pandemia è stato registrato al Sam Studio di Lari.
La band è stata selezionata per le fasi finali del Rock Contest di Controradio ed è arrivata alla finale regionale dell’European Social Sound (ESS4U). Nel 2020 è stata finalista del Premio Lunezia, sezione nuove proposte.

A novembre gli oodal sono usciti con Loaded, il singolo realizzato con la band heavy pop God Of The Basement per l’etichetta indipendente Stock-a Production, risultato della collaborazione tra i due gruppi, entrambi di Firenze, e per la precisione tra otto musicisti, le cui differenze stilistiche si sciolgono e amalgamano in una melma appiccicosa, dalle vischiosità post-shoegaze e synthrock.

Ascolta Loaded QUI.

oodal online

Instagram | Facebook | Sito Web

VISTI PER VOI – “I migliori giorni”

Una commedia all’italiana fuori dalle righe, dissacrante, in cui si ride amaro e si raccontano vizi privati e pubbliche virtù degli italiani. Una satira impietosa e graffiante della nostra società, con i suoi riti e i suoi compromessi. “I migliori giorni” di Edoardo Leo e Massimiliano Bruno, da pochi giorni nelle sale, racconta la confusione affettiva, politica e sociale dei nostri giorni in quattro episodi, partendo da alcune festività. Molto curata la scelta del cast, tra cui ricordiamo Anna Foglietta, Stefano Fresi, Claudia Gerini, Luca Argentero e Greta Scarano.

Nel primo episodio, La vigilia di Natale, come ogni anno, si mettono in scena aspettative, rancori e buone intenzioni. Durante la cena emergono i contrasti insanabili tra due fratelli, uno no vax e uno a favore dei vaccini, che rendono il clima irrespirabile anche a un politico invitato dalla padrona di casa, con la promessa di un posto di segretaria del partito. In primo piano, dunque, i contrasti che caratterizzano i rapporti familiari anche durante le Feste. Un tema difficile, trattato con dialoghi e situazioni che sembrano rubate a una candid camera, nel salotto buono, tra dolci e addobbi. Irresistibile la coppia interpretata da Massimiliano Bruno (Luca) e da Liliana Fiorelli (Giù).

In Capodanno, un grande Max Tortora interpreta un imprenditore che vuole mettersi in mostra, partecipando alla cena di fine anno in una comunità, dove sono arrivati, per errore, cibi molto costosi. Viene smascherato da una giornalista che riprende con la sua telecamera l’improbabile serata e dall’arrivo di un autista, licenziato dall’imprenditore e che racconta come sono andate le cose. Un ottimo esempio di come si possa fare, con ironia, una critica serrata al malcostume che caratterizza la politica e alcuni personaggi senza scrupoli.

In San Valentino si mette in luce la crisi della coppia e di un uomo sposato che cerca di passare la festa sia con la moglie che con l’amante: un capolavoro di immaturità, contraddizioni e analfabetismo sentimentale. La confusione regna indisturbata, mentre, dopo venticinque anni di matrimonio, un uomo, interpretato da Luca Argentero cerca di mantenere il rapporto con la moglie, mentre l’amante minaccia di andar via con l’amica lesbica, collega della moglie.

L’ultimo episodio, 8 marzo, è forse quello più riuscito. Claudia Gerini interpreta magistralmente una conduttrice televisiva che deve scusarsi, proprio nella giornata internazionale delle donne, per un servizio misogino andato in onda mentre lei era con la figlia che aveva tentato il suicidio. Sarà l’occasione per fare chiarezza e denunciare la disparità tra uomini e donne anche nei media. C’è poco da ridere, e arriva un finale che fa riflettere, raccontando molto bene le contraddizioni che affrontano le donne che lavorano, spesso rinunciando a un rapporto sereno con i figli.

Grande attesa per l’uscita di un secondo film, “I peggiori giorni”, in sala ad aprile, in cui gli attori saranno pronti a criticare altre feste comandate, con la consueta ironia.

CALCIO – Maradona, il ricordo di Bruno Gentili

Sono passati solo venti giorni dalla morte di Diego Armando Maradona. Il mondo del pallone è ancora scosso da una perdita così importante. Maradona era il vero e proprio re del calcio, ha segnato un’epoca forse irripetibile ed era l’emblema del riscatto sociale e della redenzione dei deboli. Ne parliamo con Bruno Gentili, vice-direttore di Rai Sport, e tra i più affermati giornalisti sportivi. Già radiocronista nella storica trasmissione “Tutto il calcio minuto per minuto“, è stato il telecronista ufficiale, dal 2010 al 2012, delle partite della Nazionale Italiana. Ha seguito, per la Rai, tanti Mondiali di calcio oltre a diverse edizioni dei Giochi Olimpici. Ha conosciuto Maradona nel 1984, prima dell’arrivo a Napoli, e ha visto direttamente sul campo tutte le sue incredibili gesta al Mondiale del 1986. E’ un testimone oculare della grandezza calcistica del pibe de oro.

Bruno Gentili intervista Maradona dopo la finale Germania-Argentina al Mondiale italiano del 1990

Parlare di Maradona a poco meno di un mese dalla sua morte non è facile. Stentiamo tutti ancora a crederci. Hai avuto la fortuna di conoscerlo direttamente e di incontrarlo più volte. Qual è il ricordo che più ti è rimasto impresso? Cosa aveva più degli altri campioni della storia del calcio?

Secondo me Maradona appartiene all’Olimpo dei grandissimi, appartiene ad un calcio che ovviamente non c’è più, il calcio dei dribbling, il calcio dei funamboli, il calcio di strada con le porte fatte di stracci, un calcio libero da tutti i tatticismi e dalle alchimie che ci sono adesso, un calcio che dava libero sfogo alla fantasia. Oggi si gioca a calcio con il pallone all’indietro. Il calcio non ha più quegli strappi anarchici di una volta, con giocatori che rompono gli schemi ed accendono l’immaginazione. Maradona è stato l’interprete massimo di questo tipo di calcio.

Napoli per lui fu amore a prima vista, un amore contraccambiato da ogni tifoso partenopeo.  Che ricordi hai delle radiocronache del periodo napoletano?

Più che ricordare vorrei fare una constatazione che pochi fanno ed è legata in particolare a quei sette anni e a quei due scudetti. Maradona è riuscito a vincere i due scudetti nel giro di soli tre anni – e forse ne avrebbe vinto anche un altro per il discorso delle scommesse legate al Milan – con due Napoli completamente differenti l’uno dall’altro, con due allenatori diversi di concezioni differenti, Banchi e Bigon. Questo dimostra, secondo me, la straordinaria unicità di Maradona. Rispetto al Napoli del 1987 nel 1990 c’era solo Carnevale, Ferrara e De Napoli. Questo è pazzesco. Vuol dire che con quel Maradona qualunque squadra avrebbe vinto lo scudetto. In tutti e due i Napoli non c’erano fuoriclasse. Ricordo Ferrara come ottimo difensore, Careca sicuramente come centravanti. Nell’87 c’era soltanto Bagni come grande mediano e Giordano come compagno d’attacco di Carnevale. C’erano dei giocatori muscolari. Non vi erano grandissimi giocatori. Ricordo Fusi, Crippa. La grandezza di Maradona trascinava tutta la squadra.

Parliamo dei mondiali. Quello del 1986 resterà nella storia. Maradona ne fu un assoluto protagonista. Tu eri presente come inviato di Radio Rai. Raccontaci quell’esperienza.

Maradona l’ho conosciuto nel 1984, quando mi concesse un’intervista in esclusiva che fece il giro del mondo per annunciare il suo arrivo a Napoli. Io ero in ritiro in tournée con la nazionale di Bearzot. Maradona era con il Barcellona di Menotti per affrontare alcune amichevoli. Ricevetti una soffiata e andai nel New Jersey all’Hotel Sheraton dove alloggiava. Dopo un’ora di macchina arrivai lì e mi trovai Maradona che scendeva le scale con un paio di scarpe da riposo in una mano e con una busta di latte nell’altra. Lo fermai e feci questa grande esclusiva. Il tempo di montarla, tre, quattro ore e di mandarla in onda, e Napoli, che per la prima volta sentì la voce di Maradona, esplose in un tripudio pazzesco. Fu un grande colpo giornalistico. Poi ho avuto modo di approfondire la conoscenza di Maradona nei Mondiali del 1986 in Messico. L’Italia era stata eliminata dalla Francia. A quel punto mi misero a seguire le ultime quattro partite dell’Argentina contro l’Uruguay, l’Inghilterra, il Belgio e, in finale, la Germania. Fu la mia fortuna. Quell’esperienza mi regalò tante chicche, tante perle. Avevo la possibilità di stare in campo, di fare le interviste sul campo. Erano assolutamente altri tempi. Quando segnò all’Inghilterra io gli dissi “Diego, hai segnato una rete bellissima”. Lui mi risposte “No, soltanto Rachel Welch è bellissima!”. Poi in conferenza stampa parlò del primo gol, quella della mano de Dios. Mi rivelò anche un’altra cosa curiosa. Gli chiesi se c’era al mondo un giocatore più forte di lui. E lui mi fece un nome sorprendente, quello di Jorge Gonzales, un fuoriclasse salvadoregno che aveva giocato nel 1984 nel Barcellona di Menotti. Dopo avermelo detto sono andato a rivedere filmati di Gonzales. Era un giocatore portentoso, un fenomeno mai visto. Gonzales una volta fece trenta palleggi con un pacchetto di sigarette. Era un mattacchione, un estroverso. Oggi fa il tassista. Fu una storia molto divertente.

La “mano de Dios” e il gol del secolo contro l’Inghilterra. Vederli dal vivo e avere la possibilità di intervistare Maradona sarà stata un’esperienza indimenticabile.

Quel gol, il secondo, dopo quello segnato con la mano non ha bisogno di commenti. Io ero sul campo e lo apprezzai da una visuale quasi unica. Maradona, quando partì dalla sua metacampo, sembrava quasi che non toccasse terra, volava letteralmente sul campo, superò cinque avversari compreso il portiere Shilton. Un capolavoro che durò dieci, undici secondi. Coprì sessanta metri di campo come un fulmine con la palla attaccata ai piedi. Qualcosa di irripetibile. E’ stato il gol del secolo che lo ha reso immortale.

Il tuo ricordo di Diego al mondiale italiano del 1990. La sconfitta dell’Argentina in finale segnò la rottura dell’idillio con il nostro Paese. I fischi del pubblico all’inno nazionale e gli epiteti di risposta di Diego scavarono un solco profondo con l’Italia.

Quel giorno lo stadio Olimpico era tutto unito contro Maradona. Faceva un po’ impressione. C’era molta rabbia dopo l’eliminazione subita dall’Italia proprio contro l’Argentina. Venne fischiato l’inno argentino e soprattutto Maradona. Il telecronista argentino disse che Roma si era trasformata per un giorno nella capitale della Germania. Per Diego fu una ferita che non si riemarginò mai più, anche per come è finita la partita. L’arbitraggio venne contestato molto duramente da Maradona. Venne fischiato un rigore che non c’era per i tedeschi. Ovvero quello vincente segnato da Brehme. Mancava un rigore netto per l’Argentino. Ricordo, al termine della partita, un’immagine di Maradona piuttosto triste che piangeva, con Goigochea che lo abbracciava a coprire la scena per non far vedere al mondo le lacrime del loro campione.

Il mondiale americano del 1994 sarebbe dovuto essere l’appuntamento della riconsacrazione di Diego. Dopo il meraviglioso gol contro la Grecia, la positività ai controlli antidoping alla partita successiva segnò l’inizio del declino. Che ricordi hai?

Maradona arrivò a quel Mondiale in condizioni di forma piuttosto precarie. Aveva già 33 anni. Venne rimesso in sesto, quasi a nuovo, con un allenamento durissimo dal suo preparatore Signorini. Il suo esordio contro la Grecia, sostenuto da un grande Batistuta, fu abbastanza brillante. Diego segnò il terzo delle quattro reti dell’Argentina con uno splendido tiro all’incrocio. Poi ci fu quell’urlo disumano, lacerante, davanti alle telecamere con una faccia quasi trasfigurata che generò ovviamente qualche sospetto, soprattutto nella Fifa. Nella partita successiva contro la Nigeria Maradona fu superlativo. Alla fine del match venne condotto all’antidoping e venne trovato positivo e, di conseguenza, squalificato. Poi si seppe, qualche anno più tardi, che a tradirlo non fu la cocaina ma una miscela di integratori completamente sbagliati. Peccato perché, secondo me, quell’Argentina sarebbe sicuramente arrivata in finale con il Brasile e avrebbe sicuramente vinto.

Alla fine, chi era Maradona per te? E’ giusto ricordare le sue magie insieme alle sue più profonde ombre?

Maradona purtroppo da tempo non era più lui. Troppo provato dagli acciacchi e dai continui ricoveri in ospedale, troppe ferite in un corpo martoriato. Una caviglia scassata, anche una spalla, un ginocchio dolorante, sempre gonfio. L’operazione per la riduzione dello stomaco che l’aveva portato ad un dimagrimento eccessivo in un primo momento, un dimagrimento troppo brusco. Il problema di Maradona è che non si è mai voluto sottrarre al suo essere Diego Armando Maradona, non ha mai rinunciato a nulla. Ha voluto vivere su una dimensione che ormai non c’era più che apparteneva ai fasti e alle glorie del passato, quando certi abusi e vizi gli venivano concessi e anche perdonati. Aveva però un altro fisico per poter assorbire certi eccessi. E’ entrato in un tunnel lentamente e da lì poi non è più uscito.

Ci sarà mai un nuovo Maradona nel futuro?

Non credo proprio, è difficile trovarne una fotocopia. C’erano in Maradona tante contraddizioni. Come ha detto Falcao “era un Dio con il pallone, e un essere umano senza pallone”. Messi, per fare un paragone attuale, ha una squadra che gioca per lui. Maradona, questa è la differenza, giocava per la squadra, giocava anche per gli altri.

Fotogramma estratto dal documentario “Maradona di Kusturica“, 2008

VIDEO – AD10S Diego!

Il nostro tributo al più grande, al Pibe de oro!!!

SANTA CECILIA – Dal 16 ottobre al via la nuova stagione sinfonica e da camera

Dopo i mesi di chiusura forzata la stagione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia si prepara a ripartire. Riprenderanno, quindi, con regolarità i concerti nella Sala Santa Cecilia così come la campagna abbonamenti e le agevolazioni per i più giovani.

Questa mattina, il Sovrintendente Michele dall’Ongaro e il Direttore Antonio Pappano, alla presenza del Sindaco di Roma Virginia Raggi e del Capo di Gabinetto del Presidente della Regione Lazio Albino Ruberti, hanno illustrato la stagione di concerti 2020/2021.

Il calendario prevede ventotto concerti sinfonici, ventidue da camera e due tour europei. La produzione sinfonica in programma sarà interamente coperta dall’Orchestra, affiancata in dodici concerti dal Coro, istruito da Piero Monti.

STAGIONE SINFONICA. Da ottobre a maggio, Antonio Pappano che ormai vanta un lungo sodalizio – giunto al quindicesimo anno – alla guida dell’Orchestra sarà sul podio per otto produzioni. Dopo il classico concerto inaugurale incentrato su Bruckner e Mahler, il Direttore Musicale spazierà in un vasto repertorio che passerà da Giovanni Gabrieli a Schönberg, dalla Passione secondo Matteo di J.S. Bach alla Messa di Gloria di Gioachino Rossini.

Una parata di stelle arricchisce il cartellone con autorevoli nomi del concertismo internazionale come Maurizio Pollini, Stefano Bollani, Beatrice Rana, Jan Lisiecki, András Schiff, Grigory Sokolov, Jean-Yves Thibaudet, Julia Fischer, Leonidas Kavakos, Mario Brunello, Salvatore Accardo, Maxim Vengerov per citarne alcuni.

Sul podio di Santa Cecilia torneranno direttori noti e amati dal pubblico, come Vasily Petrenko, Semyon Bychkov, Daniele Gatti, Valery Gergiev, Myung-Whun Chung, Gianandrea Noseda, Trevor Pinnock, Sir John Eliot Gardiner, Jakub Hrůša, Juraj Valčuha, John Adams e James Levine, uno dei mostri sacri della bacchetta che ha diretto l’ultima volta a Santa Cecilia nel 2002.

Da segnalare il ritorno dopo quasi venticinque anni dall’ultimo concerto nel 1996, di Herbert Blomstedt, il più longevo dei direttori attualmente attivi, specialista del repertorio tedesco, che superata la soglia dei novant’anni è impegnato in una intensa attività concertistica e a Santa Cecilia dirigerà la Sinfonia n. 5 di Anton Bruckner.

Molti i debutti: prima volta a Santa Cecilia per l’olandese Jaap van Zweden, attuale Direttore Musicale della New York Philharmonic e per il finlandese Jukka Pekka Saraste; per Alpesh Chauhan, attuale Direttore della Birmingham Opera Company che dirigerà Beatrice Rana nel Concerto n. 2 di Rachmaninoff; prima volta anche per Kazuki Yamada Direttore Principale e Direttore artistico dell’Orchestre Philharmonique di Montecarlo che dirigerà Luigi Piovano nelle Variazioni Rococò di Čajkovskij. Trevor Pinnock, pur essendo una presenza abituale delle stagioni ceciliane, debutterà alla guida dell’Orchestra di Santa Cecilia nell’Oratorio di Natale di J. S. Bach. E ancora, prima volta in calendario di stagione per Carlo Rizzari che dirigerà una serata interamente dedicata alla musica spagnola.

Inaugurazione, come dicevamo, il 16 ottobre (repliche 17 e 18) con due brani monumentali che inducono a un raccoglimento spirituale: in linea con la tradizione che vede l’apertura di stagione con opere vocali, Coro e Orchestra eseguiranno il Te Deum di Bruckner e il Das Lied von der Erde di Mahler, ciclo di Lieder sinfonici che esprimono con intensità la crisi dell’Uomo rispetto al mistero che circonda la sua esistenza. Il secondo concerto del mese di ottobre (22, 23, 24) vede Orchestra e Coro percorrere un suggestivo viaggio nel tempo, che comincia con le Canzoni e Mottetti di Giovani Gabrieli – in omaggio alla tradizione vocale praticata alla fine del Cinquecento nella Basilica di San Marco – e prosegue con le Variazioni Corali trascritte da Igor Stravinskij sul tema di un Corale di Bach su commissione della Biennale di Venezia, per essere eseguite proprio a San Marco insieme a composizioni di autori veneziani del Seicento. Il Concerto di Vivaldi per quattro violini e la Suite Pulcinella di Stravinskij fanno da preludio al gran finale che vedrà la presenza come solista di Stefano Bollani che – dopo due anni di assenza – torna a Santa Cecilia con il Concerto per pianoforte K 488 di W. A. Mozart, uno dei più noti ed eseguiti.

Dopo i concerti di apertura diretti da Antonio Pappano, la stagione sinfonica prosegue con il ritorno di Vasily Petrenko attuale direttore della Oslo Philharmonic Orchestra che nel 2021 prenderà la direzione musicale della Royal Philharmonic Orchestra. A metà del mese di novembre (19, 20, 21) Petrenko guiderà l’Orchestra di Santa Cecilia nella Sinfonia n. 8 ‘Incompiuta’ di Schubert, l’Ouverture Leonore III e le Otto romanze di Verdi trascritte nel 1990 da Luciano Berio per tenore e orchestra, interpretate dal tenore Brian Jagde ed eseguite per la prima volta a Santa Cecilia. Il 26, 27 e 28 novembre torna sul podio di Santa Cecilia il russo Tugan Sokhiev dal 2008 a capo dell’Orchestre Nationale du Capitole de Toulouse che dirigerà Ein Deutsches Requiem di Brahms. Nel cast il baritono Garry Magee e il soprano Golda Schultz, una delle più interessanti voci emergenti del panorama internazionale.

La stagione sinfonica entra nel vivo con i tre concerti in cartellone nel mese di dicembre che vedono sul podio tre grandi direttori, due dei quali legati da un lungo sodalizio artistico con l’Accademia di Santa Cecilia. Nel concerto del 3, 4, e 5 dicembre Semyon Bychkov terrà a battesimo il debutto di un giovane pianista emergente, Tom Borrow, salito alla ribalta delle cronache musicali dopo la sostituzione nel gennaio 2019 di Kathia Buniatishvili in una serie di concerti con la Israel Philharmonic che ha suscitato un eccezionale consenso di pubblico e critica. Nella prima romana, Borrow eseguirà il Concerto k 491 di W.A. Mozart al quale seguirà la Sinfonia n.3 ‘Scozzese’ di Mendelssohn. Il 10, 11 e 12 dicembre, dopo il successo della scorsa stagione, torna alla guida dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia Sir John Eliot Gardiner – noto ai più come direttore di musica barocca – che dirigerà il pianista polacco Piotr Anderszewski nel Concerto per pianoforte e orchestra K 453 di Mozart, preceduto dall’Ouverture della Gazza ladra di Gioachino Rossini e seguito dalla Sinfonia n. 4 ‘Italiana’ di Mendelssohn-Bartholdy, autore che Gardiner ha approfondito con numerose incisioni di successo. Il 16 dicembre (repliche il 18 e il 19), Trevor Pinnock, vecchio amico del pubblico ceciliano, sarà per la prima volta alla guida dell’Orchestra e del Coro di Santa Cecilia che dirigerà nel suggestivo Oratorio di Natale di J. S. Bach, repertorio del quale Pinnock è specialista. Cast internazionale con Robin Johannsen soprano, Catriona Morison mezzosoprano, Stuart Jackson tenore, Luca Pisaroni basso.

L’anno nuovo sarà inaugurato da Daniele Gatti che apre il mese di gennaio con un doppio appuntamento (7, 8, 9 e 14, 15, 16 gennaio) nel quale, offrirà al pubblico l’imperdibile e rara occasione di ascoltare l’integrale del ciclo Des Knaben Wunderhorn di Gustav Mahler. I Lieder saranno interpretati da una delle voci di riferimento per questo repertorio, il baritono austriaco Markus Werba presenza assidua nelle stagioni ceciliane. Ai Lieder di Mahler saranno affiancati brani che contribuiranno a rafforzare l’atmosfera celebrata nei testi: nel primo concerto gli echi di guerra e militari sono rievocati infatti dall’Ouverture Coriolano di Beethoven, ispirata alla figura del condottiero romano Gaio Marcio e dalla Sinfonia n. 100 di Joseph Haydn detta “Militare” dal piglio dell’Allegretto del secondo movimento. Nel secondo concerto la leggerezza dei versi è sostenuta dalla serenità della Sinfonia n. 6 di Beethoven “Pastorale”.

Sarà Gianandrea Noseda, uno dei più ricercati direttori italiani, attualmente in carica alla National Symphony Orchestra di Washington, a dar vita il 21 gennaio (repliche il 22 e il 23) a una elettrizzante serata dedicata al 700° anniversario della scomparsa di Dante Alighieri. In programma Inferno di Thomas Adès, prima parte di un balletto dedicato a Dante commissionato nel 2019 al compositore inglese dalla Los Angeles Philharmonic in occasione del proprio centenario. La prima esecuzione del brano, diretta da Dudamel nel 2019, ha scatenato nel pubblico e nella critica un grande entusiasmo, mentre Adès stesso ha definito la sua composizione un “grato tributo all’opera di Franz Liszt il compositore di musica infernale e demoniaca”. L’omaggio al ‘sommo poeta’ prosegue nella seconda parte con la Sinfonia Dante ispirata a Liszt dalla lettura della Divina Commedia.

Il mese di febbraio si apre con il lirismo del Concerto per violino di Čajkovskij interpretato dal violinista ucraino Valerij Sokolov al suo debutto a Santa Cecilia. Sul podio Juraj Valčuha che nella seconda parte del concerto dirigerà la Sinfonia n. 4 “Inestinguibile” di Carl Nielsen, la più nota tra le sinfonie scritte da quello che è considerato uno dei grandi compositori scandinavi della fine dell’Ottocento. L’11 febbraio (repliche 12 e 13), da non mancare, il debutto del direttore olandese Jaap van Zweden all’insegna di due capolavori del repertorio sinfonico: la Sinfonia n. 5 di Ludwig van Beethoven e la Sinfonia n. 5 di Dmitri Šostakovič. Prima volta sul podio ceciliano anche per il finlandese Jukka-Pekka Saraste che debutta dirigendo Folk Songs di Berio in una prima esecuzione a Santa Cecilia della versione per orchestra. A fine mese un grande protagonista del podio, Valery Gergiev (25, 26 e 27 febbraio) torna con un cast stellare (Leah Hawkins soprano, Sara Mingardo mezzosoprano, Patrik Reiter tenore, Andrea Mastroni basso) per dirigere Orchestra e Coro nella Sinfonia n. 9 di Beethoven.

Da non perdere il concerto più giovane e cool della stagione (18, 19, 20 marzo) che vedrà il debutto sul podio di Santa Cecilia del trentenne direttore  Alpesh Chauhan – una brillante carriera avviata nel 2016 dopo aver diretto per la prima volta la BBC Orchestra ai Proms, attuale direttore della filarmonica Arturo Toscanini di Parma – che debutta sul podio di Santa Cecilia dirigendo Beatrice Rana – una delle pianiste under 30 più interessanti e ricche di talento del panorama internazionale – che nello splendido Concerto per pianoforte n. 2 di Rachmaninoff potrà esprimere al meglio le sue eccezionali doti tecniche ed espressive. Restando in ambito russo, nella seconda parte Chauhan dirigerà la Sinfonia n. 12 “L’anno 1917” in cui Šostakovič ripercorre il culmine della Rivoluzione leninista. Grande attesa per il concerto che giovedì 25 marzo (repliche 26 e 27) segna il ritorno dopo un quarto di secolo di uno de grandi nomi del podio, Herbert Blomstedt, che nonostante i novantatré anni d’età e i quasi settanta di carriera, è impegnato con entusiasmo in un’intensa attività concertistica. A Santa Cecilia il direttore svedese dirigerà la Sinfonia n. 5 di Anton Bruckner, uno dei suoi autori di riferimento.

Il mese di aprile si apre con Myung-Whun Chung che dirige Orchestra e Coro nell’imponente e struggente Stabat Mater di Gioachino Rossini, che vedrà un cast di solisti prevalentemente italiano (Mariangela Sicilia soprano, Raffaella Lupinacci mezzosoprano, Jack Swanson tenore, Gianluca Buratto basso).

Il 21 maggio (repliche 22 e 24) prima volta in stagione di Carlo Rizzari – da anni Direttore assistente dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia – che sarà anima di una serata interamente dedicata ai colori e alle suggestioni della Spagna, con alcune delle più belle pagine del repertorio sinfonico a questa dedicate, da Le Cid di Jules Massenet a Notti nei giardini di Spagna di Manuel De Falla, España di Emmanuel Chabrier fino al gran finale con il celebre Boléro di Ravel.

Attesa per il debutto di Víkingur Ólaffson pianista islandese molto apprezzato dalla critica  che interpreterà il concerto per pianoforte e orchestra Must the Devil Have All the Good Tunes? composto per Yuja Wang da John Adams che tornerà sul podio di Santa Cecilia per dirigere la sua composizione insieme a una selezione di brani tratti dall’opera Akhnaten di Philip Glass.  

Tre i concerti che si terranno nel mese di giugno: nel primo appuntamento, giovedì 3 (repliche 4 e 5), il violinista armeno Sergey Khachatryan sarà interprete del Concerto per violino di Brahms, sul podio il direttore Jakub Hrůša che nella seconda parte dirigerà la Sinfonia n. 10 di Šostakovič. Il 10, 11 e 12 il primo violoncello dell’Orchestra di Santa Cecilia Luigi Piovano sarà interprete delle raffinate e brillanti Variazioni su un tema rococò di Čajkovskij, a guidare l’Orchestra Kazuki Yamada, al suo debutto sul podio di Santa Cecilia. La stagione si chiude con James Levine, uno dei più grandi direttori ancora in attività, con una lunga e prestigiosa carriera che gli ha consentito di confrontarsi con un repertorio vastissimo. Levine torna a Santa Cecilia dopo quasi un ventennio dirigendo la Sinfonia n. 5 di Schubert, il Divertimento n. 15 K 287 di W. A. Mozart e la Serenata n. 2 di Brahms.

MUSICA DA CAMERA. Nella stagione da camera spicca la presenza di importanti nomi del pianismo internazionale, che con ben nove recital solistici costituiranno uno dei fili conduttori dei ventidue concerti in programma. Una novità saranno alcuni programmi che offriranno al pubblico la possibilità di ascoltare in un’unica data, ma in differenti fasce orarie, opere imponenti la cui durata richiede di solito una suddivisione temporale in più giornate.

Si inizia l’11 ottobre con il pianista israeliano Saleem Abboud Ashkar, che torna a Santa Cecilia dopo quasi un decennio con una maratona Beethoven, sulla scia dei numerosi omaggi che negli ultimi mesi hanno scandito il cartellone di tutte le più importanti istituzioni musicali, nazionali e internazionali, per i festeggiamenti dedicati all’anniversario del musicista renano. Una full immersion suddivisa in tre fasce orarie che a partire dalle 12 (con un secondo appuntamento alle 17), culminerà alle 20.30 con il concerto inaugurale della nuova Stagione, nel corso del quale Ashkar ripercorrerà l’evoluzione dello stile beethoveniano attraverso le Sonate più significative, da quelle scritte negli anni giovanili e dedicate ad Haydn, fino alla celebre Sonata n. 31 op. 110 paradigmatica dell’estrema libertà formale raggiunta dal compositore nella sua maturità. Sarà Piero Monti – direttore del Coro di Santa Cecilia alla sua seconda stagione in carica – a dirigere il 29 ottobre un programma dedicato ad autori russi nel quale il Coro sarà accompagnato da un organico costituito da violoncello (suonato da Luigi Piovano, prima parte dell’orchestra), percussioni, celesta e pianoforte. In apertura il suggestivo Vocalise di Rachmaninoff, ultimo di una raccolta di brani vocali composta tra il 1912 e il 1915 per il soprano Antonina Nezhdanova. Segue un brano del compositore georgiano, recentemente scomparso, Giya Kancheli del quale è in programma l’evocativo Lulling the sun per coro e percussioni, e infine Sonnegesang di Sofia Gubaidulina, dedicato all’indimenticato violoncellista Mstislav Rostropovich.

L’8 novembre sarà la volta del secondo recital pianistico che vedrà protagonista il francese Jean-Yves Thibaudet e che, dopo un’acclamata presenza nella stagione sinfonica 2019, torna a Santa Cecilia in un doppio appuntamento, alle 12 e alle 18. Nello stesso giorno offrirà al pubblico la rara occasione di ascoltare l’integrale delle due raccolte dei Préludes di Claude Debussy, brevi composizioni di differente colore e ispirazione, in cui momenti più intimi e dolenti si alternano a pagine di puro virtuosismo pienamente nelle corde di Thibaudet che ha, tra l’altro, all’attivo l’incisione dell’integrale delle composizioni per pianoforte solo di Debussy. Il 16 novembre, per il secondo anno consecutivo torna Joshua Weilerstein che, alla guida de l’Orchestre de Chambre de Lausanne, terrà a battesimo la prima volta a Santa Cecilia del violoncellista franco-tedesco Nicolas Altstaedt, interprete con un vasto repertorio che spazia dal barocco al contemporaneo. Rinomato per il suo virtuosismo e per la bellezza del suono, è considerato una delle voci più creative e versatili del panorama attuale. In programma una delle pagine più trascinanti del repertorio classico romantico – il Concerto per violoncello di Robert Schumann nel quale il solista dialoga intensamente con l’orchestra –  e la Sinfonia n. 7 di Ludwig van Beethoven. Al debutto di Altstaedt fa da contraltare Mario Brunello uno dei più affermati violoncellisti di fama internazionale, presenza abituale delle Stagioni di Santa Cecilia. Portavoce da diversi anni di progetti monografici e di approfondimento, impegnato da tempo nell’esplorazione del mondo bachiano, Brunello continuerà anche nel corso di questa stagione a rendere partecipe il pubblico del suo punto di vista, spiegando perché considera la musica di Bach “baricentro della nostra vita musicale”. Un itinerario divulgativo molto apprezzato dal pubblico, avviato lo scorso anno con due concerti dedicati alle Sonate per violino di J. S. Bach, eseguite con un violoncello piccolo a quattro corde, che quest’anno prevede due ulteriori appuntamenti dedicati alle Suites per violoncello n. 1 e n. 3 e al Concerto n.3 per violino nel concerto del 23 novembre, e alle Suites per violoncello n. 2 e n. 4 e la Partita n. 2 per violino nel concerto del 3 marzo. Il 29 novembre torna un altro habitué, il violinista greco Leonidas Kavakos che insieme al pianista Enrico Pace propone l’integrale delle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven suddivise in quattro appuntamenti. Anche in questo caso si tratta del proseguimento di un progetto avviato con successo nella scorsa stagione. Due date in cartellone per l’atteso ritorno di un big della tastiera il cui nome evoca inevitabilmente la strepitosa carriera che lo ha portato sui palcoscenici di tutto il mondo. Dopo tre anni di assenza Maurizio Pollini,in un doppio appuntamento che lo vedrà sul palcoscenico il 30 novembre e il 22 febbraio, torna a incontrare il pubblico romano con il quale ha consuetudine da più di mezzo secolo. Nel primo incontro, il programma propone in apertura i poetici Intermezzi op. 117 di Brahms, per passare poi ai Tre Klavierstücke op. 11, composizione in cui Schönberg sperimentò per la prima volta la scrittura atonale. Nella seconda parte ascolteremo quattro celebri capolavori di Chopin (la Polacca op. 44, la Barcarola op. 60, la Mazurka op. 56 n.3 e lo Scherzo op. 39), autore che incarna la figura del pianista romantico, cavallo di battaglia di Pollino, salito alla ribalta internazionale appena diciottenne proprio con la vittoria del Concorso Chopin di Varsavia nel 1960. Ancora in definizione il programma che Pollini suonerà a febbraio.

Un’occasione da non perdere per gli amanti della musica di Bach sarà il 13 dicembre, quando un ensemble composto dalle prime parti dell’Orchestra, Carlo Maria Parazzoli (violino), Raffaele Mallozzi (viola), Hans Eberhard Dentler (violoncello), Antonio Sciancalepore (contrabbasso) e Francesco Bossone (fagotto) si cimenterà – sempre seguendo la formula del doppio appuntamento quotidiano (alle 12 e alle 18) – nella monumentale (e incompleta) Arte della Fuga alla qualeJohann Sebastian lavorò l’ultimo decennio di vita.

L’anno nuovo si aprirà con un concerto, l’11 gennaio,del Sestetto Stradivari formato dai Professori dell’Orchestra di Santa Cecilia David Romano e Marlène Prodigo (violini), Raffaele Mallozzi e David Bursack (viole), Diego Romano e Sara Gentile (violoncelli). Nato in occasione di una mostra dedicata a Stradivari (dalla quale ha preso il nome), il Sestetto nel 2021 festeggia i primi venti anni insieme e rende omaggio a questa ricorrenza eseguendo nella prima parte del concerto un brano dal valore affettivo, il Sestetto per archi n. 1 op. 18 di Brahms, uno dei primi suonati insieme agli esordi del gruppo. Nella seconda parte del concerto l’omaggio è invece a Beethoven con un adattamento della Sinfonia n.6 nella versione per sestetto d’archi elaborata dall’organista e compositore tedesco Michael Gottard Fischer, contemporaneo ed entusiasta ammiratore del genio di Bonn, che nel 1811 trascrisse la sinfonia nella versione da camera. Il mese prosegue con due appuntamenti dedicati al pianoforte. Nel primo, il 18 gennaio, il giovane pianista canadese di origine polacca Jan Lisiecki che vanta una regolare collaborazione con l’Accademia di Santa Cecilia sia in recital, sia come solista in produzioni sinfoniche e incisioni discografiche (nel 2016 Lisiecki ha inciso con l’Orchestra di Santa Cecilia, per Deutsche Grammophon, il Concerto per pianoforte di Schumann sotto la direzione di Antonio Pappano), renderà omaggio alla tradizione pianistica dell’Ottocento. Attraverso l’opera di autori emblematici come Chopin e Mendelssohn, ma anche precedenti all’epoca romantica come Bach e Beethoven, Lisiecki eseguirà in apertura il Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo, uno dei primi lavori conosciuti di J. S. Bach, seguito dal Rondò a capriccio op. 129 di Ludwig van Beethoven per poi passare ad alcune delle pagine pianistiche più note di Mendelssohn – il compositore che insieme a Chopin più coincide con l’ideale romantico  – i sei Lieder ohne Worte op. 67, il Rondò Capriccioso op. 14 e le Variations sérieuses op.54. Di Chopin – autore del quale Lisiecki è raffinato interprete di riferimento – sono in programma, infine, alcune delle pagine dal lirismo più intenso come i Notturni op. 27 e op. 62 e la Ballata n. 4. Imperdibile appuntamento con Maria João Pires, una delle più celebri e raffinate pianiste in attività, rara presenza nelle stagioni concertistiche romane, che sarà sul palco di Santa Cecilia il 25 gennaio. Una prestigiosa carriera internazionale, con incisioni per le più note etichette discografiche e collaborazioni con grandi artisti, già pupilla di Claudio Abbado che in numerose occasioni la volle al suo fianco in interpretazioni mozartiane, nel concerto ceciliano, la pianista portoghese presenterà al pubblico La Suite Bergamasque, due Prèludes di Debussy e la imponente Sonata n. 32 op. 111 di Beethoven.

Il 3 febbraio debutto a Santa Cecilia per Angela Hewitt, considerata uno degli interpreti contemporanei di riferimento delle composizioni bachiane, autore del quale Hewitt ha all’attivo numerose incisioni definite dalla critica “una delle glorie discografiche di tutti i tempi” che le hanno valso l’ammissione nel 2015 nella Hall of Fame di Gramophone. Dal 2016 la pianista canadese ha avviato un importante progetto intitolato “The Bach Odyssey” che prevede l’esecuzione dell’opera omnia per tastiera delle composizioni di J. S. Bach suddivise in dodici recital, in quattro anni, nelle più prestigiose sale da concerto del mondo. In quest’ottica, il suo intervento nella Stagione da Camera ceciliana la vedrà interprete di un programma interamente dedicato a Bach, dalla Partita n. 1 – prima delle sei composte da Johann Sebastian dopo il trasferimento a Lipsia – alla Toccata in do minore, dalle Le Suites Francesi n. 5 e 6 fino al trascinante Concerto italiano stilisticamente riferito al Concerto Grosso italiano, in cui l’alternanza dialettica dei soli e dei tutti è riproposta sulla tastiera dal genio di Bach. Il pianista ungherese András Schiff, leone della tastiera apprezzato in tutto il mondo, noto per le sue interpretazioni delle Sonate di Beethoven e delle Suites Inglesi di Bach che negli anni gli hanno valso riconoscimenti prestigiosi (come il Grammy Award e il Premio Abbiati), di casa a Santa Cecilia da molti anni, torna in stagione il 15 febbraio con un programma antologico che, in un confronto di stili, dopo l’Ouverture francese di J.S. Bach, prosegue con il virtuosismo brillante della Sonata op. 10 n. 3 di Beethoven, per passare alla purezza della Sonata n.32 di Haydn alla quale fa contrasto l’impeto della Sonata D.850 di Franz Schubert.

Il 17 marzo quinto appuntamento legato al progetto Haydn 2032 – portato avanti in collaborazione con la Fondazione Haydn di Basilea – per il quale il direttore e flautista Giovanni Antonini sta eseguendo e incidendo con cadenza regolare l’integrale delle Sinfonie di Haydn entro il 2032, ricorrenza dei trecento anni dalla nascita del compositore considerato il ‘padre’ del genere sinfonico, per la prolificità del suo contributo (104 Sinfonie). Alla guida della Kammerorchester Basel, compagine di riferimento per l’interpretazione del repertorio barocco, Antonini dirigerà le Sinfonie n.32, 54 e 53 detta l’Imperiale. Il mese si chiude con il concerto di Grygory Sokolov, che il 29 marzo terrà il suo consueto e attesissimo recital per il pubblico di Santa Cecilia che partecipa sempre numeroso all’appuntamento annuale con il grande pianista russo, amato per la maestria tecnica e la varietà timbrica che rendono le sue interpretazioni uniche.

L’appuntamento cameristico di aprile, vede in campo una brillante formazione di fiati costituita dalle prime parti dell’Orchestra di Santa Cecilia – Alessandro Carbonare (clarinetto), Andrea Oliva (flauto), Francesco Di Rosa (oboe), Francesco Bossone (fagotto), Guglielmo Pellarin (corno), Pietro De Maria (pianoforte) – che il 19 aprile daranno vita a una effervescente Soirée Poulenc. Concerto dedicato all’estro di uno dei compositori del primo Novecento francese che si pone con originalità rispetto alla musica tardo-romantica. Un crescendo di brani in cui ciascuno strumento dialoga dapprima esclusivamente con il pianoforte (Sonata per flauto e pianoforte, Elégie per corno e pianoforte, Sonata per clarinetto e pianoforte, Trio per oboe, fagotto e pianoforte), fino all’esuberante tutti del Sestetto finale.

La stagione da camera si conclude il 3 maggio con Salvatore Accardo che insieme a Laura Gorna e Sofia Manvati (violino), Francesco Fiore e Simonide Braconi (viole), Cecilia Radic (violoncello) e Laura Manzini (pianoforte) eseguirà il Quintetto in do maggiore op. 29 di Beethoven e il Concerto per violino, pianoforte e quartetto d’archi op. 21 del francese Ernest Chausson allievo di Massenet e Franck.

CALCIO – La Lazio di Maestrelli nel nuovo video di Gielle

Mancano ancora pochi giorni. Poi si potranno festeggiare i 46 anni dell’impresa più memorabile della storia del calcio italiano.

Il 12 maggio 1974 è una data impressa nel cuore di ogni tifoso biancoceleste. Ricordata, vissuta, raccontata. E’ una data ormai epica. E’ il giorno del primo scudetto della Società Sportiva Lazio.

Vincendo contro il Foggia per 1-0 allo Stadio Olimpico, con gol su rigore di Giorgio Chinaglia, la Lazio ha conquistato, dinanzi ai suoi tifosi, il primo titolo della sua storia.

Era una squadra di campioni ma, soprattutto, era un insieme di uomini veri, genuini e sanguigni. Tutti coordinati nel migliore dei modi da un condottiero di nome Tommaso Maestrelli. E’ lui il vero collante e l’artefice di quello che, ancora oggi, può essere definito un miracolo calcistico.

I nomi di quei calciatori sono impressi nella storia. Parliamo di Felice Pulici, Sergio Martini, Luigi Martini, Giuseppe Wilson, Giancarlo Oddi, Franco Nanni, Renzo Garlaschelli, Luciano Re Cecconi, Giorgio Chinaglia, Mario Frustalupi, Vincenzo D’Amico, Luigi Polentes, Giuseppe Avagliano e Paolo Franzoni.

Già nell’anno precedente, nella stagione 1972/1973, la Lazio aveva già sfiorato l’impresa lottando contro la Juventus fino all’ultima giornata per la conquista dello scudetto. Ed era una squadra risalita solo un anno prima dalla serie B.

Il 1974 è stato l’anno della consacrazione. Le emozioni vissute in quell’anno sono difficili da raccontare per quanto intense.

Gielle, noto videomaker romano di fede biancoceleste, ha pubblicato quest’oggi sulla sua pagina YouTube un filmato di rara bellezza, tutto da guardare ed ascoltare. Le immagini storiche dell’impresa sono raccontate dagli stessi personaggi che quell’impresa hanno realizzato.

L’introduzione è a cura di Romanzo Laziale (https://www.instagram.com/romanzolaziale/?igshid=z29q1zrgzzjo) e la voce narrante è di Enrico Sarzanini. Il video, naturalmente, è firmato Gielle (https://www.youtube.com/channel/UCdfIvCKNzOLjfzY7P8s5wxQ)

Buon compleanno Roma!

Nel giorno del Natale di Roma sono stati pubblicati su YouTube e sui principali quotidiani nazionali splendide riprese video realizzate con droni.

Il silenzio che avvolge la Capitale in questi giorni di emergenza riesce a far immergere, come non mai, lo spettatore in una bellezza eterna e affascinante.

Di seguito i video che abbiamo selezionato.

Il primo video è girato da Luigi Palumbo di Invidio (www.invidio.it)

Il secondo video è pubblicato sulla pagina YouTube del MiBACT. Nell’abstract si legge: “Ogni 21 aprile, a mezzogiorno, il sole entra nell’oculus del Pantheon con un’inclinazione tale da creare un fascio di luce che centra perfettamente il portale d’ingresso. A quell’ora esatta, quando l’Imperatore varcava la soglia del tempio, tutto il suo corpo era immerso nella luce. Uno dei primi grandi effetti speciali della Storia.”

“Oggi Roma festeggia il suo compleanno sottovoce. Ma non ci scoraggiamo: ammirata da secoli in tutto il mondo, nulla l’ha mai piegata. Dall’occhio di un drone, ecco un assaggio di ciò che la rende la Città Eterna.” si legge nella pagina YouTube del Ministero degli Affari Esteri con la Fontana di Trevi che si svela in tutto il suo splendore. Il video è di Nils Astrologo e Gianmarco Gabriele, in collaborazione con Mauro Pagliacci.

Da ultimo, il meraviglioso video del Sole 24 Ore e dell’Ansa.

#TravellersLovesItaly, lettera d’amore all’Italia

Il magazine Vanity Fair Italia ha pubblicato, sui suoi canali web e social, un video che vuol essere una lettera d’amore all’Italia: #TravellerslovesItaly.

L’Italia è la bellezza per antonomasia, è il posto del cuore, è la storia.

Con la voce narrante di Pierfrancesco Favino, il video raccoglie le grandi meraviglie dell’Italia: fiumi, laghi, città, paesaggi mozzafiato, architetture che sono patrimonio dell’intera umanità e che non vediamo l’ora di poter rivivere appieno.

DOMENICA REGAZZONI – LUCIO DALLA: “A 4 mani”

Nella prestigiosa Sala d’Ercole di Palazzo d’Accursio in Piazza Maggiore, a Bologna, era in mostra l’esposizione di Domenica Regazzoni A 4 MANI, dedicata e ispirata alle canzoni dell’amico Lucio Dalla e ora sospesa causa emergenza COVID-19, anche se calendarizzata come allestimento fino al 29 maggio 2020. Questi particolarissimi lavori provengono da una selezione di trenta opere quasi tutte inedite, realizzati dall’artista dal 1998 al 2019, attraverso un breve video che ne riflette lo spirito e lo stile.

Lucio Dalla e Domenica Regazzoni
Lucio Dalla e Domenica Regazzoni

L’esposizione, organizzata in collaborazione con il Comune di Bologna e la Fondazione Lucio Dalla, si concentra sulla stretta relazione tra arte e musica che caratterizza da sempre la poetica di Regazzoni e, come suggerisce il titolo derivato da una dichiarazione dello stesso Dalla di vent’anni fa, esprime il profondo e lungo legame tra il cantautore e l’artista, la quale vuole ricordarlo simbolicamente proprio nel periodo dell’anno in cui ricorrono nascita e scomparsa dell’indimenticabile musicista bolognese (4 marzo 1943 – 1 marzo 2012).

Le opere esposte, realizzate dal 1998 al 2019, restituiscono sulla tela le emozioni suscitate dalle liriche di Lucio Dalla, amico di sempre. Quattordici sono le canzoni scelte che hanno ispirato i lavori (e i loro titoli) – da Henna a Com’è profondo il mare, da Milano a Scusa, da Cosa sarà a L’ultima luna, per citarne alcuni – di cui nell’atmosfera raccolta, intima e avvolgente dell’allestimento, leggiamo brevi pensieri riportati sulla base dei pannelli espositivi, per creare un’esperienza artistica totale grazie all’intreccio di luce, suono, colore e parola.

Il visitatore è quindi chiamato a lasciarsi coinvolgere dal dialogo ininterrotto tra le immagini, i versi e la musica diffusa nella sala, vera e propria colonna sonora della mostra che propone un inedito arrangiamento, nato dalla collaborazione tra Lucio Dalla e Cesare Regazzoni, fratello dell’artista, di Nun parlà e Occhi chiusi, scritta da Dalla per Gianni Morandi.
Ulteriori informazioni sulla mostra

Domenica Regazzoni

Domenica Regazzoni nasce in Valsassina nel 1953. Inizia a dipingere nei primi anni Settanta frequentando, a Milano, l’Accademia di Brera e nel 1992 per la collana “All’insegna del pesce d’oro” di Vanni Scheiwiller illustra “Canto Segreto”, una raccolta di poesie di Antonia Pozzi. Nel 1997 è tra gli artisti selezionati al corso internazionale “Libero blu”, organizzato dalla Galleria Blu di Milano. Quindi, ispirandosi alle più poetiche canzoni di Mogol e di Lucio Dalla, nascono le mostre “Colore Incanto” e “Regazzoni&Dalla”. Tra il 1997 e il 2001 espone a Tokyo, in Giappone, e in numerose città italiane tra cui Milano alla Fondazione Stelline, Roma al Complesso del Vittoriano e Bologna nell’ex Chiesa di San Mattia, eventi a cui Dalla partecipa attivamente. Nel 2000 torna a Tokyo per presentare una monografia ispirata alla poesia Haiku edita da Viennepierre. Nello stesso periodo, in seguito alla scomparsa del padre Dante Regazzoni, grande liutaio lombardo, realizza la mostra “Dal Legno al Suono”, a cura di Gillo Dorfles, ispirata all’arte della liuteria. Si susseguono numerose esposizioni in Italia e all’estero, in prestigiose sedi private e istituzionali. Negli anni si accosta all’incisione e frequenta a lungo la stamperia di Giorgio Upiglio. Nel 2009 la sua grande scultura in bronzo “The Broken Violin” è collocata in permanenza nel Coltea Park nella piazza dell’Università di Bucarest. Nel 2012 è a Milano con il grande fotografo Gabriele Basilico. Nel 2015 per Milano Expoincittà espone al Palazzo della Permanente insieme all’incisore cinese Lu Zhiping, in collaborazione con il Padiglione della Cina. Nel 2017 partecipa alla Triennale di Roma.
Ulteriori informazioni sull’artista

MR Fine Art di Milano (galleria di riferimento per le opere dell’artista) 

CORONAVIRUS – Roma deserta per l’emergenza epidemica.

In queste prime giornate dal sapore primaverile, Roma, deserta per l’emergenza da Coronavirus, appare in tutta la sua magnificenza.

Il ponte che conduce a Castel Sant’Angelo, Piazza Navona, Piazza del Popolo, Villa Borghese, i Parioli e Villa Borghese sono solo alcuni dei luoghi storici e vitali di Roma ad aver cambiato radicalmente aspetto.

Per effetto delle nuove misure per il contenimento dell’epidemia, che vietano tutti gli spostamenti non necessari, le strade della Capitale, abitualmente trafficate e piene di persone in tutte le ore del giorno, sono ora tristemente vuote.

APPUNTAMENTI – La Nona di Beethoven al Foro Italico

Concerto davvero speciale quello di martedì 5 luglio alle ore 21,15 per la cornice – molto inusuale per la musica classica – dello Stadio Centrale del Tennis al Foro Italico di Roma, luogo che normalmente ospita i campioni dello sport che per la prima volta ospita i ‘campioni’ della musica dell’Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia capitanati da Antonio Pappano, che dice: “Lo sport come la musica fa bene all’anima e aiuta a realizzare i sogni”. I complessi ceciliani eseguono il capolavoro di Ludwig van Beethoven: la Sinfonia n. 9 per soli, coro e orchestra; un’opera che suscita sempre nel pubblico un’accoglienza rinnovata e perpetua nel tempo il suo messaggio di fratellanza e di gioia. Di grande richiamo anche il cast dei solisti con Rachel Willis-Sørensen, soprano, Adriana Di Paola, contralto, Brenden Gunnell, tenore e Thomas Tatzl, basso; maestro del coro Ciro Visco. La serata sarà impreziosita anche dalla speciale partecipazione della JuniOrchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, diretta da Simone Genuini che esegue il IV Movimento della Sinfonia n. 1 di Beethoven.   Stadio Centrale del Tennis – Foro Italico, Roma 5 luglio 2016 ore 21,15 Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia Antonio Pappano direttore Rachel Willis-Sørensen soprano Adriana Di Paola contralto Brenden Gunnell tenore Thomas Tatzl, basso Ciro Visco maestro del Coro Beethoven, Sinfonia n. 9 “Corale”   JuniOrchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia Simone Genuini direttore Beethoven, Sinfonia n. 1 – 4° Movimento – Allegro Molto e vivace   Prezzi dei biglietti: da 10 a 60 Euro Infoline 06 8082058 www.santacecilia.it

TECH – Microsoft Lumia 950xl: un gioiello in divenire

TOP DI GAMMA – Il nuovo Lumia 950xl, oggi interamente nelle mani di Microsoft anche per quel riguarda l’hardware precedentemente costruito da Nokia, è un device nativo Windows 10 Mobile. Con il nuovo sistema operativo Microsoft è ripartita da zero ispirata da una filosofia di lungo termine e di ampio respiro. L’unificazione del sistema operativo, capace di girare su ogni tipo di dispositivo – dal PC al tablet, dal convertibile di lusso come il Surface allo smartphone – è un traguardo innovativo e ambizioso che Microsoft sta dimostrando, aggiornamento dopo aggiornamento, di poter perseguire con successo rivoluzionando alla base l’attuale concezione di sistema operativo. In questo senso Windows 10 è concepito come un servizio, capace di adattarsi alle esigenze dell’utente e alle caratteristiche del dispositivo, più che come un software fisso e definito solo per una classe di device. Questo, in itinere, comporta più di un rischio d’instabilità, ma schiude orizzonti finora inesplorati in termini di future implementazioni e di pervasività nel mercato. Il Lumia 950xl è al momento la massima espressione di questa filosofia nel segmento smartphone, con tutti i pro e i contro del caso. Lo abbiamo testato grazie alla disponibilità di Microsoft che ce ne ha messo a disposizione un esemplare corredato di Display Dock, mouse e tastiera per sfruttare al meglio le possibilità offerte da Continuum, vera grande novità di Windows 10 nei dispositivi di alta fascia che lo supportano. IN DIVENIRE – Il primo impatto con il Lumia 950xl in prova non è stato dei più semplici, ma questo è avvenuto in un momento in cui non non era ancora stata rilasciata l’ultima build 10.0.10586.218, né l’ultimo upgrade del firmware. Il telefono ha impiegato troppo tempo per aggiornare il sistema operativo e tutte le app. Inoltre, fino all’installazione della penultima build, ha mostrato diverse incertezze di funzionamento corredate da improvvisi e inspiegabili riavvii nelle condizioni più disparate. A un certo punto si è rifiutato perfino di installare la build di aggiornamento indicando la mancanza di alcuni file di sistema. Dopo aver ripristinato il telefono, però – e con l’aggiornamento perfettamente andato a buon fine – non solo non ha mostrato più alcun bug di rilievo (un paio di riavvii e solo con determinate app nell’arco di una settimana), ma si è fatto apprezzare in tutta la sua fluidità e velocità. ll Lumia 950xl diventa così l’ideale erede del già ottimo Lumia 1520, con soli 0,3 pollici di schermo in meno e più leggero di oltre 30 grammi, ma con caratteristiche decisamente superiori. La memoria di 32 GB è espandibile con Micro SD fino a 200 GB. CHE SCHERMO! – Per tutti i fan dei Lumia, il nuovo 950xl è il massimo. Appena lo si accende si resta piacevolmente illuminati dal grande schermo AMOLED di 5,7 pollici – protetto da un Gorilla Glass 4 che lo rende molto resistente ai graffi – con l’eccellente risoluzione di 1440 x 2560 e una densità di pixel di 551 ppi: neri perfetti grazie alla tecnologia Clear Black, colori altrettanto perfettamente calibrati, ottima leggibilità alla luce del sole, definizione del testo davvero notevole, buon angolo di visualizzazione. Il 950xl inoltre mantiene la bella Schermata Glance come i suoi precessori più nobili, peccato però che non supporti più lo sblocco con il doppio tap sullo schermo, funzione comodissima e a nostro parere indispensabile. Sembra comunque che Microsoft stia lavorando per integrarla su tutti i nuovi smartphone della serie x50. Un’altra pecca rispetto al passato è la sensibilità dello schermo: i Lumia erano invidiati da tutti i possessori di altri telefoni perché il touch poteva essere utilizzato con qualsiasi paio di guanti. Con il Lumia 950xl purtroppo non è più così. CUORE POTENTE (MA VORACE) – La sorpresa aumenta quando si saggia la potenza del processore, uno Snapdragon 810 octa-core (raffreddato a liquido) con 3 GB di RAM: il dispositivo è veloce, fluido e impiega tempi molto ridotti anche se sottoposto alle prove più impegnative. Tuttavia scalda un po’ troppo se sottoposto a un impiego intensivo. La batteria da 3340 mAh – ricaricabile anche tramite wireless e sostituibile grazie alla cover rimovibile – promette una lunga autonomia e grazie alla nuova porta USB-C si ricarica per circa il 50% in soli 30 minuti. Nonostante il generoso amperaggio, tuttavia, la batteria si rivela appena sufficiente per arrivare a fine giornata senza dover ricorrere almeno a una ricarica. Se poi si attiva anche lo sblocco tramite Windows Hello (a proposito: attenzione a far rilevare per bene l’iride nella fase iniziale, il funzionamento altrimenti diventa incerto) la durata della batteria si riduce ulteriormente. Ci saremmo aspettati qualcosa in più, chissà che con i futuri aggiornamenti non ne venga ottimizzato il consumo. CORPO SNELLO E LEGGERO – Il design del nuovo Lumia 950xl, improntato al minimalismo, si discosta parecchio dal tipico look Nokia del passato: lo schermo copre interamente la superficie, unico tratto distintivo la scritta Microsoft in alto sopra il display. Sul bordo destro del telefono, il tasto per l’accensione si trova tra i due tasti del volume: chi è abituato ai vecchi Lumia dovrà fare un po’ di pratica per alzare e abbassare il volume, perché si inciampa spesso e volentieri nel tasto di accensione. Utile anche la presenza, nella parte inferiore dello stesso lato, del tasto per l’avvio della fotocamera. Microsoft prende le distanze dal passato prossimo e predilige ergonomia e semplicità. Nonostante la grandezza da phablet, il 950xl si usa bene anche con una sola mano grazie al suo spessore ridotto e alla sua leggerezza. Il vero neo è la cover in policarbonato (in molti esemplari scricchiola negli angoli inferiori) che non dà la sensazione di un materiale all’altezza di un top di gamma. Sono però disponibili in commercio cover molto belle di terze parti, in materiali pregiati come pelle e metallo e con colori diversi dal bianco e dal nero previsti di serie da Microsoft, che però comportano un ulteriore incremento al prezzo di listino del 950xl di 699 euro (ma si trova già intorno ai 500). Microsoft sembra aver compreso i desideri degli utenti e di recente ha lanciato l’iniziativa Componi il tuo pacchetto Lumia 950 XL Essentials per personalizzare il device con altre cover a prezzi scontati. FOTOCAMERA – L’eccellenza del Lumia 950xl risiede come da tradizione nella fotocamera Pureview con ottica Zeiss da 20 Mp e nel suo software – una delle migliori in assoluto su tutto il mercato degli smartphone. Che significa scattare foto con una risoluzione di 4992 x 3744 pixel, prestazioni elevate in presenza di poca luce e video in 4K perfetti in ogni circostanza grazie all’apertura focale di 1,9, all’esclusivo sistema di stabilizzazione ottica dell’immagine e al triplo flash con LED di colori diversi. I quattro microfoni stereo catturano poi il suono in maniera superba. In questo Microsoft non si discosta dal passato e anzi prosegue sull’ottimo percorso iniziato a suo tempo in esclusiva da Nokia e Zeiss. L’aggiunta di un terzo LED rende ancor più equilibrati e naturali i colori in condizione di scarsa illuminazione e permette scatti fotografici praticamente al buio con pochissimo rumore, soprattutto se si ricorre alle regolazioni manuali. Nonostante la velocità di lancio della fotocamera e di scatto della foto, però, il processo di elaborazione in backend impiega ancora troppo tempo ed è uno di quei punti su cui Microsoft dovrà lavorare. La fotocamera anteriore è fornita di un obiettivo grandangolare da 5 Mp, ottima per gli appassionati di selfie. LE NOSTRE FOTO – Abbiamo portato il Lumia 950xl in prova anche a Praga e scattato oltre 300 foto nelle condizioni di luce più disparate. La fotocamera si è rivelata impeccabile anche in modalità automatica. Di seguito alcuni scatti:
Veduta di Praga dalla Torre dell'Orologio Astronomico
Veduta di Praga dalla Torre dell’Orologio Astronomico
Il Buddha Bar di Praga
Il Buddha Bar di Praga
Roma, la zona dello Stadio Olimpico
Roma, zona dello Stadio Olimpico
Close-up della corteccia di un albero
Close-up della corteccia di un albero
CONNETTIVITÀ – Il 950 xl ha un’ottima ricezione wi-fi, Bluetooth e GPS di ultima generazione, presa USB-C, una velocità massima di download di ben 300 Mbps. La ricezione telefonica è eccellente, il segnale è sempre potente e l’audio in capsula sembra quello di un telefono fisso tanto è chiaro e definito. AUDIO – La resa dell’altoparlante esterno non raggiunge gli standard dei suoi predecessori: se si alza un po’ il volume si ha il classico effetto “strillo”, con gli acuti preponderanti sui bassi… un passo indietro rispetto al 930 e al 1520. Buono e potente invece il volume nelle cuffie per l’ascolto dell’ottima Radio FM e della musica tramite Groove. CONTINUUM – Tramite l’apposita Display Dock, mouse, tastiera e monitor, il Lumia 950xl diventa un vero e proprio pc. Di giorno in giorno aumenta la disponibilità di app compatibili con questa utilissima funzionalità: per il momento tutto il pacchetto Office, installato di default con Windows 10, è pienamente compatibile con Continuum e permette di adoperare il telefono a tutti gli effetti come un pc per scrivere documenti, compilare fogli di calcolo, creare presentazioni con Power Point e prendere appunti con OneNote, sfruttando al meglio la comodità del cloud OneDrive. Tuttavia c’è ancora parecchio da fare per portare l’esperienza di Continuum a quella di un vero e proprio notebook: alcune latenze nell’uso della tastiera fisica, qualche problema di driver, la deludente esperienza multi tab di Edge e la mancanza della maggior parte delle app abilitate all’uso di Continuum e che difficilmente lo saranno anche in futuro. Un peccato, perché il collegamento allo schermo è in HD e in questo modo viene poco sfruttato. STORE – Uno dei motivi, se non il principale, della scarsa penetrazione nel mercato degli smartphone dei dispositivi Windows è la scarsezza di app disponibili rispetto a iOS e Android. Nonostante Microsoft abbia lanciato la Universal Windows Platform (UWP) – che è alla base della filosofia Windows 10 perché permette di sviluppare un App con un solo set di API, un solo pacchetto dell’app e un solo Store per tutti i dispositivi e anche di effettuare il porting di app sviluppate per altri sistemi operativi – gli sviluppatori delle app più diffuse su iOS e Android che si stanno impegnando nel popolare lo Store Microsoft sono ancora relativamente pochi. Di recente ha riscosso un gran successo il porting da iOS su Windows 10 di una dell’app più diffuse, Instagram: dopo anni di indecente persistenza della sola versione beta su Windows 8.1, mentre sugli altri sistemi si progrediva in implementazioni e miglioramenti, finalmente oggi l’app ha tutte le funzionalità presenti nelle altre versioni. E funziona egregiamente, dimostrando la validità e la genialità dell’intuizione di Microsoft nel lancio dell’UWP. Solo il tempo dirà se lo Store di Windows riuscirà a diminuire la distanza dai concorrenti. Fermo restando che un Windows Phone resta un device maggiormente improntato alla clientela business che a quella del semplice entertainment. CONCLUSIONI – La prova del Lumia 950xl nell’insieme ci ha lasciati molto soddisfatti. Restano da correggere certamente alcuni bug, e ogni rilascio di build sembra colmare sempre più tanti piccoli difetti di funzionamento disseminati qui e lì. Consigliamo il 950xl a chi è già entusiasta dei Lumia e all’utente fidelizzato Windows che cerca un’affidabile continuità tra tutti i suoi dispositivi. Molto consigliato anche per chi si avvicina per la prima volta al mondo degli smartphone, perché l’interfaccia e il funzionamento di Windows 10 Mobile sono davvero user friendly. La schermata di avvio con le tile animate, poi, è qualcosa che nessuno è riuscito a eguagliare e risulta estremamente comoda e piacevole nell’uso quotidiano. Il 950 xl ci sembra meno adatto a chi usa lo smartphone in modo preponderante per alcune app molto diffuse in altri ecosistemi e ancora assenti o sviluppate in modo insufficiente per Windows 10 Mobile.

TEATRO DELL’OPERA – Grande successo per l’elegante e raffinata Cenerentola di Emma Dante

Roma ha sempre avuto un rapporto molto stretto con Gioacchino Rossini. E’ agli annali, difatti, la rappresentazione al Teatro Argentina del 1816 del Barbiere di Siviglia e, l’anno dopo, al Teatro Valle della struggente Cenerentola ossia La bontà in trionfo. Per festeggiare il bicentenario delle prime rappresentazioni dei due più celebri drammi del compositore pesarese, il Teatro dell’Opera di Roma ha deciso di chiamare due grandi registi contemporanei, Emma Dante e David Livermore. Alla prima è stata affidata la Cenerentola (in scena dal 22 gennaio) e al secondo il Barbiere (in scena dall’11 febbraio). La scelta non poteva essere più azzeccata. La Cenerentola di Emma Dante emerge, difatti, per eleganza e raffinatezza. La regista, pur aderendo scrupolosamente al libretto di Jacopo Ferretti, ha saputo rinnovare l’opera rossiniana dandone una rilettura originale e, per certi versi, inedita. Cenerentola_da sinVestri(Tisbe),Priante(Dandini),Mizzi(Clorinda)Corbelli(Magnifico)®Kageyama-OperaRoma15-16_51 La scenografia (curata da Carmine Maringola) e i costumi (di Vanessa Sannico) sono chiaramente ispirati al Surrealismo Pop, movimento artistico underground che abbina, tramite i fumetti, i tatuaggi e i graffiti, l’onirismo ad elementi di minaccia e inquietudine. Cenerentola è tutto questo. Gli interni di un palazzo nobiliare settecentesco fanno da sfondo ad una storia fiabesca connotata da violenza. Il carattere buffo dei vari personaggi che si succedono sulla scena, tra cui spiccano il patrigno Don Magnifico (Alessandro Corbelli), le sorellastre Clorinda (Damiana Mizzi) e Tisba (Annunziata Vestri) e il cameriere Dandini (Vito Priante), contrasta con le più disparate problematiche, soprattutto familiari. Don Magnifico e le due sorellastre sono, nello stesso tempo, la famiglia e la rovina di Angelina-Cenerentola (ottima l’interpretazione di Serena Malfi). Quest’ultima è oggetto delle più diverse angherie. La sua colpa è chiaramente quella di essere figlia di un’altra madre. Viene trattata da Clorinda e Tisba come una serva che non merita la benché minima attenzione, come la più infima delle creature, come colei la cui unica aspirazione dovrebbe essere quella di spazzare la polvere. La Cenerentola_Serena Malfi(Angelina)nella carrozza®Yasuko Kageyama-Opera di Roma 2015-16_8769 La violenza domestica è esaltata più volte dalla regia. Molto forte è la scena in cui la stessa Cenerentola viene presa a calci e pugni dal patrigno e dalle sorellastre in un impeto di follia. Le percosse sulla povera fanciulla seguono il ritmo musicale. Laddove Rossini ha descritto un temporale, Emma Dante ha visto la prepotenza. Ad ogni tuono corrisponde un colpo. Oltre che i soprusi domestici, Cenerentola deve sopportare anche l’invidia di un mondo che punta al matrimonio solo per conquistare prestigio sociale mai come coronamento dell’amore. La geniale intuizione di Emma Dante è quella di far trasparire la gelosia tra le tante donne pronte per essere maritate e colei che viene scelta dal principe. Alla festa da ballo, tutte le ragazze sono vestite di bianco in abito da sposa. L’unica in nero è la misteriosa donna velata che si rivelerà essere proprio Cenerentola: la sua bellezza stende tutti, il principe e le invitate. L’invidia di queste ultime nei confronti della prescelta è ben messa in scena con un insolito “fiabesco” suicidio corale. Le invitate tirano fuori pistole e fucili, puntandoli contro Cenerentola, il cui unico peccato è quello di essere troppo diversa da loro. In lei regna, difatti, soltanto dolcezza e bontà. Quando le tante donne acquisiscono la consapevolezza di essere state scartate dal principe puntano sorprendentemente le armi contro loro stesse per suicidarsi. La fine del primo tanto è tanto drammatica quanto commovente. La Cenerentola_Un totale dal secondo atto®Yasuko Kageyama-Opera di Roma 2015-16_8785 Un altro inedito elemento introdotto da Emma Dante nell’opera rossiniana è la presenza di tante bambole meccaniche con una chiave dietro la schiena, pronte ad essere caricate come un carillon. Cenerentola e il principe ne hanno tante vicino a loro. Le caricano per farsi aiutare e per non sentirsi mai soli. Come indica la regista nel programma di sala “La chiavetta nella schiena è emblema di bontà, di ascolto, di amore, di capacità di innamorarsi, ma è anche una punizione poiché è evidente che se sei una figura meccanica ad un certo punto ti scarichi. E se non c’è nessuno che ti ricarica sei finito”. Proprio sul finire del dramma, anche i personaggi cattivi, come il patrigno e le sorellastre, diventano meccanici. La loro gelosia, unita all’invidia e alla mancanza di amore, ha come unico inevitabile sbocco la solitudine. Il perdono concesso, nel finale, da Cenerentola rappresenta, per una minima parte, la vittoria dell’impunità e della cattiveria e, per altro prevalente verso, il trionfo della bontà sulla superbia. La Cenerentola_Juan Francisco Gatell(Don Ramiro)®Yasuko Kageyama-Opera di Roma 2015-16_8812_1 Da segnalare la discreta direzione del giovane Alejo Pérez. Il ritmo continuo della partitura rossiniana è, in alcuni punti, però arbitrariamente reso martellante. Un plauso, infine, va doverosamente all’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma che riesce ad esaltare, con l’assenza dei timpani, la leggerezza della struggente melodia.

LIBRI – Il ritorno di Coniglio Editore

Torna, dopo oltre 10 anni di assenza, Coniglio Editore. La storica casa editrice rilevata dalla Trerefusi srl, già proprietaria di Iacobellieditore, sarà focalizzata esclusivamente sui racconti di musica, quella leggera  in particolare. Con saggi e approfondimenti relativi a contesti e biografie di autori, compositori, interpreti e lavoratori del backstage musicale che hanno saputo costruire un apparato solido nella storia, nel costume e nella società contemporanea, saranno pubblicate ex novo opere che stimoleranno un universo immaginario collettivo di ricordi, saperi, aneddoti.

È già in libreria il primo volume, REGISTRANDO I BEATLES. HERE, THERE, AND EVERYWHERE, scritto dallo storico tecnico del suono dei Fab Four, Geoff Emerick, il cui lavoro in studio fu di fondamentale contributo per gli album RevolverSgt. Pepper’s Lonely Hearts Club BandThe Beatles Abbey Road. Si tratta in questo caso della traduzione di un libro, scritto a 4 mani con Howard Massey, che è entrato nella storia degli operatori del settore.

Si annunciano, nel frattempo, i titoli delle prossime uscite, con alcune novità assolute: tra queste DONNA SUMMER LA VOCE ARCOBALENO. Da Disco Queen a Icona Pop di Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano (di imminente uscita); E SOTTOLINEO SE… Giorgio Calabrese, un italiano medio senza rete di Cesare Borrometi con Vito Vita; ENZO JANNACCI NON RINGRAZIA NESSUNO di Vito Vita e Alessio Lega, e POP STORY. Suite per consumismo pazzia e contraddizioni di Riccardo Bertoncelli. Tra i “cult” in ristampa si segnalano ALL’OMBRA DI SGT. PEPPER. Storia della musica psichedelica inglese di Federico Ferrari e C’ERA UNA VOLTA LA RCA. Conversazioni con Lilli Greco, di Maurizio Becker.

Una grande festa di “Welcome Back” sarà organizzata domenica 19 febbraio presso il locale RiverSide di Roma, alla presenza del fondatore dello storico marchio, Francesco Coniglio. In tale occasione sarà anche illustrato il libro sui Beatles dal suo traduttore, Luigi Abramo, leader della band I Beatles a Roma che si esibirà, dopo la presentazione, in un concerto con il miglior repertorio del gruppo di Liverpool.

È online il sito ufficiale della Coniglio Editore sul quale potranno anche essere pre-ordinate e acquistate direttamente le copie dei libri.

CONIGLIO EDITORE ONLINE

Facebook | Instagram | Sito Web

FINANZA – Crisi dei mercati? C’è chi contiene la perdite e chi riesce a guadagnare

Azioni, obbligazioni, fondi di investimento: per gli operatori leggere i rendimenti dei tradizionali prodotti di investimento è una sofferenza. Ma in mezzo a tanti segni meno ci sono prodotti che sono riusciti a limitare sensibilmente le perdite e altri che, addirittura, mentre tutti perdevano hanno portato in bilancio rendimenti interessanti.

Le parole magiche sono portafoglio short, investimenti flessibili, Hedge fund, Private Equity e, ancora, investimenti immobiliari e in infrastrutture.

Tutti termini finanziari sconosciuti alla grande massa, ma che possono essere ricompresi tutti nella categoria Fondi alternativi.

Se ne è parlato a Roma il 25 gennaio al convegno “Il ritorno degli alternativi – Strategie Liquid Alternatives & fattori ESG” organizzato da Parus Finance, gestore di investimenti indipendente con sede a Londra.

Hanno partecipato ai lavori esperti internazionali della finanza e rappresentanti di enti previdenziali italiani, particolarmente interessati alla gestione dei fondi loro affidati.

Marc Chatin

Marc Chatin, Partner e Portfolio Manager di Parus Finance, aprendo gli interventi, ha spiegato perché oggi si può parlare di una nuova era degli investimenti alternativi: “Siamo in una fase economica che non si vedeva da molti decenni e questo è un mercato entusiasmante per la nostra strategia”

Nei periodi di crisi, si mette in evidenza chi è professionalmente capace di gestire i flussi, chi compra titoli e ne vende altri nello stesso momento, riuscendo a portare a casa risultati comunque positivi in una fase in cui i gestori chiudono bilanci con perdite del 15%.
Parus Finance ci crede e, anche in Italia, si sta muovendo per far conoscere la sua strategia Global Long Short Equity, un modello di successo che finora ha riportato rendimenti significativamente superiori ai mercati azionari.
L’investimento ad alto rendimento si può concretizzare, però ha dei presupposti: la ricerca e l’analisi di bilanci e prospettive di società, prima che si realizzino operazioni di investimento, con l’obiettivo di individuare società che abbiano notevoli potenzialità di crescita, investendo in anticipo rispetto ai trend di crescita previsti. Come ha fatto Parus entrando in molte società ancora non valorizzate come Google nel 2004, Facebook nell’ottobre 2012 e Tesla nel maggio 2013.

“È importante determinare il vero valore di un’azienda piuttosto che preoccuparsi dell’andamento dei prezzi delle azioni – ha spiegato Marc Chatin – La mia esperienza con i cicli economici precedenti mi ha insegnato che a lungo termine lavorare in modo indipendente sui fondamentali paga di più che cercare di rispondere alle tendenze”.

Con le strategie del portafoglio short e di investimento flessibile, Parus è stata in grado di limitare le perdite, come il -9% del 2008, quando il mercato era in calo del 45% o il +3,5% dell’anno scorso, quando l’MSCI world (indice del mercato azionario a livello globale) era in calo del 19,5%. E l’anno scorso, a causa dei periodi di transizione del mercato, la strategia si è dimostrata ancora una volta vincente. A dicembre 2022, il fondo era del +2,9%, quando il mondo MSCI era in ribasso del -4,3%. Lo short book ancora una volta ha trainato la performance.

Ai lavori, condotti dal giornalista del Sole 24 Ore, Gianni Dragoni, hanno partecipato esperti finanziari e operatori professionali.

Il punto di vista dei rappresentanti di enti previdenziali italiani, particolarmente interessati alla gestione dei fondi loro affidati, è stato esposto da Andrea Arcangeli, Partner CMS Adonnino Ascoli & Cavasola Scamoni, mentre Alessandro Toschi, Board Member e Head of Business Development di ESG Portal, ha illustrato la novità dell’inclusione dei criteri ESG nel processo di investimento, attività non semplice in special modo nelle strategie macro. Per Parus Finance è determinante allineare la propria strategia con i fattori ESG anche per una massimizzazione congiunta dei rendimenti e degli obiettivi ESG..

Gianni Golinelli, responsabile Finanza Enpagl, e Mauro Musi, Direttore Finanza Enpapi hanno invece portato il punto di vista degli investitori internazionali.

Marcello Condemi, Professore Straordinario di Diritto dell’Economia all’Università G. Marconi ha parlato della sostenibilità nei servizi di investimento.

I lavori sono stati infine conclusi dall’intervento di Karim Sghaier, Managing Partner Serendipity Capital.

APE SHIFTER – Monkey Business

Dal loro esordio nel novembre 2015, gli Ape Shifter hanno pubblicato due album completi e completato quattro tour europei nei club che hanno toccato Germania, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Paesi Bassi. Hanno condiviso il cartellone con Villagers of Ioannina City, Loudness, The Skull, White Cowbell Oklahoma, Baron Crane, Chris Slade degli AC/DC e Mörglbl, tra gli altri. Tra le esibizioni in festival figurano Zytanien (palco principale), Burg Herzberg Festival, OBOA, Free n Easy, ArtRock Festival, Fehmarn Open Air, Festival Kult! e altri.

Venerdì 31 marzo 2023 gli Ape Shifter pubblicheranno il loro terzo album Monkey Business.

Dai riff rockeggianti degli anni ’70 suonati con ferocia punk rock ai groove metallici striscianti e ai colpi di cassa, gli Ape Shifter danno un nuovo significato all’intenso rock strumentale scimmiesco proveniente dalle fosse più cattive dello zoo di Hellabrunn.

Nato venerdì 13 a Washington D.C. e cresciuto a Laurel, nel Maryland, Jeff Aug è un chitarrista underground che vive ai piedi delle Alpi, nel sud della Germania, da oltre 20 anni. È stato in tour con Allan Holdsworth, Soft Machine, Greg Howe, Stu Hamm, Albert Lee e ha suonato con Jawbox, Shudder To Think e Ice-T & Bodycount con la sua vecchia band. Ha lavorato con John Stabb dei Government Issue, è stato in tour e ha registrato con Anne Clark negli ultimi 20 anni e ha fatto tour come chitarrista solista negli ultimi 25 anni. Jeff può essere ascoltato anche nell’album degli Atari Teenage Riot “Is This Hyperreal?”. (Dim Mak Records / Digital Hardcore Records). Jeff è anche uno dei detentori del Guinness™ dei primati, avendo stabilito per due volte (2009 e 2012) il record mondiale per il “maggior numero di concerti eseguiti in paesi diversi in 24 ore”. La formazione è completata dal virtuoso del basso Florian Walter della band Less e dal batterista Kurty Münch, noto per il suo periodo nella band punk tedesca Rotting Carcass.

TRACKLIST

  1. MPU 2:05
  2. Stampede 2:14
  3. Misery 3:08
  4. Promises of a Progressive Future 4:21
  5. Ahab 4:31
  6. Dregs of Doom 4:07
  7. Purple 2:21
  8. Cure 1:57
  9. Gucci, Baby! :15
  10. Mind Of You 3:23
  11. Shitkicker 4:27
  12. Lying In Wait 6:57

Crediti
Registrato nel gennaio 2022 al Sounzz di Seifen, in Germania.
Mixato e masterizzato da Tim Hecking.
Prodotto da Ape Shifter.
Artwork, grafica del layout e foto di copertina di Chris Lakriz.
Foto di copertina posteriore di Bernd Kuhn.
Tutte composizioni sono di Jeff Aug, arrangiate da Ape Shifter e pubblicate da Protozoa Music

Gli Ape Shifter utilizzano accessori Hipshot, EVH/Charvel, Floyd Rose, corde D’Addario, cavi Planet Waves, F&P e plettri Dunlop e accessori per chitarra. Gli Ape Shifter indossano abiti Earbel.

(c) e (p) 2023 Brainstorm Records/Heavy Progressive Records

Photo by Bernd Kuhn

LIVE
presented by ECLIPSED & Guitar Magazine

31.03.2023 DE-Ulm, Jugendtreff Hexenhaus
01.04.2023 DE-Immenstadt, TimeOut Jugendhaus
02.04.2023 AT-Salzburg, Rockhouse
03.04.2023 DE-Reutlingen, FranzK
08.04.2023 DE-Annaberg-Buchholz, Alte Brauerei
13.04.2023 AT-Graz, WAK
14.04.2023 HR-Zagreb, TBA
15.04.2023 SI-Ljbujlana, Channel Zero
21.04.2023 DE-Heilbronn, Emma23
22.04.2023 DE-Karlsruhe, KoHi
…to be continued…

Preordina l’album su CD e/o vinile via e-mail a: info@MAXIMUMBooking.com | Bandcamp
Per ulteriori informazioni: http://www.ape-shifter-com | Facebook

RICK WAKEMAN – “A Gallery Of The Imagination”

Il leggendario tastierista Rick Wakeman pubblicherà il suo nuovo concept album “A Gallery Of The Imagination” il 24 febbraio 2023 con Madfish Music.

L’idea iniziale di “A Gallery of the Imagination” nasce dalla prima insegnante di pianoforte di Rick, Mrs Symes, con la quale ha studiato dall’età di cinque anni fino al Royal College of Music. Lei gli ha insegnato che la musica è come dipingere quadri: quando si suona, si dipingono immagini attraverso la musica, una lezione importante che Rick non ha mai dimenticato.

Avendo scritto di recente una vasta gamma di nuova musica, tutta di stili diversi, Rick ha ricordato il consiglio della sua amata insegnante e ha deciso di presentare i brani del nuovo album come se fossero quadri in una galleria. Proprio come ci sono molti stili diversi in una galleria d’arte, così ci sono molti stili musicali diversi in “A Gallery of the Imagination“. Contiene molte chiare influenze prog, soprattutto negli assolo di Moog, e ci sono anche due numeri di piano solo, che riflettono le radici classiche di Rick e mostrano influenze del periodo romantico. Altrettanto importante è la forte influenza canora e melodica di “A Gallery of the Imagination”, con otto brani vocali non convenzionali, con la caratteristica musica descrittiva di Rick accuratamente disposta intorno ai testi.

Foto di Lee Wilkinson

Esempi della varietà contenuta nell’album sono gli elementi divertenti e al tempo stesso malinconici di A Day Spent on the Pier, un brano che descrive il tempo trascorso al mare, scritto a Southwold ed evocato dai ricordi di Rick stesso di giorni d’infanzia felici trascorsi sugli helter skelters di Brighton e Clacton e sul molo di Southsea. Rick ha scritto The Eyes of a Child pensando ai suoi tredici nipoti, consapevole della responsabilità di cercare di sistemare il mondo per le generazioni successive, mentre Cuban Carnival celebra i momenti di divertimento spensierato che Rick ha trascorso a Cuba con la sua band, l’English Rock Ensemble. Durante la passeggiata musicale nella “Gallery” di Rick, gli ascoltatori troveranno più che sufficienti spunti per accendere l’immaginazione e creare i propri quadri mentali durante l’ascolto del suo nuovo album.

Dice Rick: “Uno dei miei grandi amori è andare nei musei e nelle gallerie d’arte e vedere tutti i diversi tipi di arte, così ho pensato: perché non una galleria musicale… la Galleria dell’Immaginazione? La gente può dipingere le proprie immagini mentali con i diversi tipi di musica presenti nell’album. È molto vario e per me funziona molto bene perché il concetto tiene tutto insieme”.

Una delle idee che Rick vorrebbe perseguire in vista dell’uscita dell’album è che gli ascoltatori possano disegnare o dipingere le proprie immagini o addirittura creare sculture sulla base della musica che, a loro volta, potrebbero essere esposte. “È un album molto tattile”, spiega Rick. “Mi piacerebbe che la gente potesse toccare la musica”.

La formazione di “A Gallery Of The Imagination“, come per il precedente album di Rick “The Red Planet“, comprende l’English Rock Ensemble: il bassista Lee Pomeroy, il chitarrista Dave Colquhoun, il batterista Ash Soan e alla voce Hayley Sanderson, famosa per il suo lavoro di vocalist in “Strictly Come Dancing”, con ogni artista che ha registrato le proprie parti nei propri studi. Unitevi a Rick per una passeggiata in “A Gallery of the Imagination”, come dice lui stesso: “una galleria che appartiene a tutti”.

Track List

01 Hidden Depths
02 The Man In The Moon
03 A Mirage in the Clouds
04 The Creek
05 My Moonlight Dream
06 Only When I Cry
07 Cuban Carnival
08 Just A Memory
09 The Dinner Party
10 A Day Spent On The Pier
11 The Visitation
12 The Eyes of a Child

A “Gallery Of The Imagination” sarà pubblicato nei seguenti formati ed è disponibile per il pre-ordine QUI:

  • CD (jewel case)
  • Set di 2 dischi – CD+DVD con audio surround e stereo ad alta risoluzione
  • 2LP con copertina apribile
  • 2LP in vinile trasparente con copertina apribile
  • Super Deluxe Limited Edition, set multiformato con 2LP, CD e DVD con audio surround e hi-res stereo, più un libro di 24 pagine rilegato perfettamente, presentato in una scatola con coperchio sollevabile.
  • Digitale

Keyboard engineering: Erik Jordan
Mixing & editing: Erik Jordan at The Nursery
Additional mixing: Toby Wood
Mastering: Simon Heyworth at Super Audio Mastering
Producers: Rick Wakeman & Erik Jordan
Executive Producer: Rob Ayling

Per maggiori informazioni:
Rick Wakeman Emporium | Sito Ufficiale | Facebook | Instagram | YouTube |

FINANZA – 2023, ritornano i fondi alternativi

In periodi di tassi bassi e di buon andamento della borsa gli investitori sono soddisfatti, ma ora che i tassi sono saliti a livelli elevati e le borse continuano a collezionare segni negativi, si pone il problema di limitare le perdite e trovare asset non tradizionali, ma che garantiscano rendimenti positivi.

Se ne parlerà a Roma il 25 gennaio alle ore 17,00 al convegno “Il ritorno degli alternativi – Strategie Liquid Alternatives & fattori ESG” organizzato a Palazzo Falletti da Parus Finance, gestore di investimenti indipendente con sede a Londra. Parteciperanno ai lavori esperti internazionali della finanza e rappresentanti di enti previdenziali italiani, particolarmente interessati alla gestione dei fondi loro affidati.

Marc Chatin, Partner e Portfolio Manager di Parus Finance, aprirà gli interventi, spiegando perché oggi si può parlare di una “Nuova era degli investimenti alternativi”.

“Siamo in una fase economica che non si vedeva da molti decenni – ha dichiarato Chatin – e questo è un mercato entusiasmante per la nostra strategia”

Nei periodi di crisi, si mette in evidenza chi è professionalmente capace di gestire i flussi, chi compra titoli e ne vende altri nello stesso momento, riuscendo a portare a casa risultati comunque positivi in una fase in cui i gestori chiudono bilanci con perdite del 15%.
Parus Finance ci crede e, anche in Italia, si sta muovendo per far conoscere la sua strategia Global Long Short Equity, un modello di successo che finora ha riportato rendimenti significativamente superiori ai mercati azionari.
L’investimento ad alto rendimento si può concretizzare, però ha dei presupposti: la ricerca e l’analisi di bilanci e prospettive di società, prima che si realizzino operazioni di investimento, con l’obiettivo di individuare società che abbiano notevoli potenzialità di crescita, investendo in anticipo rispetto ai trend di crescita previsti. Come ha fatto Parus entrando in molte società ancora non valorizzate come Google nel 2004, Facebook nell’ottobre 2012 e Tesla nel maggio 2013.

Marc Chatin

“È importante determinare il vero valore di un’azienda piuttosto che preoccuparsi dell’andamento dei prezzi delle azioni – ha spiegato Marc Chatin – La mia esperienza con i cicli economici precedenti mi ha insegnato che a lungo termine lavorare in modo indipendente sui fondamentali paga di più che cercare di rispondere alle tendenze”.

Con le strategie del portafoglio short e di investimento flessibile, Parus è stata in grado di limitare le perdite, come il -9% del 2008, quando il mercato era in calo del 45% o il +3,5% dell’anno scorso, quando l’MSCI world (indice del mercato azionario a livello globale) era in calo del 19,5%. E l’anno scorso, a causa dei periodi di transizione del mercato, la strategia si è dimostrata ancora una volta vincente. A dicembre 2022, il fondo era del +2,9%, quando il mondo MSCI era in ribasso del -4,3%. Lo short book ancora una volta ha trainato la performance.

Gli argomenti hanno trovato molti ascoltatori attenti e le adesioni all’evento si sono immediatamente moltiplicate.

TEATRO – “L’amore di Alda”

Viaggio teatrale e musicale nella poetica della grande artista tra le figure più carismatiche e controverse del Novecento, attraverso i suoi testi, i suoi diari, le sue poesie sonorizzate dal vivo.

I ricoveri in manicomio, l’amore per le figlie, le canzoni preferite, i diari, le poesie. È “L’amore di Alda”, il testo scritto e diretto da Alessandro Fea, in scena il 28 e 29 gennaio 2023 al Teatro Porta Portese di Roma. Un intreccio di emozioni, tra musica, poesia e letteratura. Sul palco Ilaria Giambini e lo stesso Alessandro Fea alla chitarra, synth e loop.

La parola narrata di Alda Merini, tra le figure più carismatiche nella poesia del Novecento, diventa suono in un percorso fatto dalla musica e dagli autori a cui era più legata e affezionata, da Celentano a De André, da Tenco a Endrigo. La pièce, che vuol essere un omaggio multimediale alla grande poetessa, porta in scena i suoi diari, il suo vissuto, le sue storie, le sue poesie tra cui “I poeti”, “La Cicala” e “Le mie figlie scelte e sonorizzate nello spettacolo.

Il tutto è intervallato dalle canzoni che Alda Merini amava, arrangiate in chiave sonora: “Pregherò”, “Io che amo solo te”, “Vedrai vedrai”, “Verranno a chiederti del nostro amore”, sono alcuni dei brani della musica italiana inseriti nello spettacolo.

Il regista, Alessandro Fea: “Ho scelto di dare voce e suono alla visione dell’amore di Alda”.

Nella creazione dello spettacolo, la scelta registica è stata quella di mettere al centro i diari e i racconti di Alda Merini. “Ho voluto dare voce e suono alla visione dell’amore di Alda, quello descritto spesso nei suoi diari, che trovo di una profondità e bellezza inaudita”, spiega il regista Alessandro Fea. “Il suo amore più profondo, più lacerante, più malato. Ma allo stesso tempo, il più vero, vivo ed elevato. Una visione dell’amore senza filtri”.

La narrazione è accompagnata da suoni, sonorizzazioni che rendono il “viaggio” dello spettatore coinvolgente e intrigante. Al centro della narrazione c’è il vissuto di Alda Merini: i due ricoveri in manicomio e il conseguente rapporto con i malati, con se stessa in quelle drammatiche situazioni, il suo rapporto con i suoi affetti. Un amore che lei ha visto vivere anche dalle persone, come lei, recluse, che la società riteneva folli, inadeguate, “malate”. Il suo amore per le figlie, argomento su cui scrive poesie e pagine dei diari incredibilmente toccanti. Da queste esperienze della vita della Merini lo spettacolo si dipana in varie strade, toccando alcune sue poesie che rappresentano la sua visione del mondo, spesso anche ironica, dura e tagliente.

Ho scelto di fare un omaggio ad Alda Merini perché, teatralmente, il mio percorso di autore tocca e descrive spesso situazioni e personaggi ai limiti della società”, aggiunge Fea. “Emarginati, situazioni borderline, sono al centro della mia ricerca e del mio scrivere. Perché è lì che trovo la profondità umana, il sentimento puro, la genialità spesso nascosta, la sincerità senza filtri, ma sentita dal cuore. Ho usato la storia della Merini per aggiungere un altro segnale teatrale al percorso personale di ricerca di storie vissute ai limiti della società”. 

Alessandro Fea è musicista, autore e regista teatrale, esperto in Arti terapie integrate. Compositore di musiche, testi teatrali, nasce negli anni 90 con proprie produzioni. Nel suo lavoro, ama la ricerca tra suono e parola, in un richiamo a modelli sperimentali e drammaturgici quali Pasolini, Ruccello, ma anche Lou Reed e Patti Smith. Unendo anche la sua ricerca e lavoro nelle arti terapie, ha creato un proprio stile tra parola, musica, emozione che applica sia in ambito teatrale che musicale, lavorando da tempo anche nel campo delle sonorizzazioni e colonne sonore Nel 2010 ha pubblicato il suo primo libro di testi teatrali.

L’AMORE DI ALDA”
TEATRO PORTA PORTESE
Via Portuense, 102 – Roma

Sabato 28 gennaio ore 21.00
Domenica 29 gennaio ore 18.00

Biglietto: € 10 (+ € 2 per tessera associativa)
Prenotazioni: 06.5812395 | 320.7279212

JETHRO TULL – “RökFlöte”

JETHRO TULL annunciano il loro 23º album in studio, RökFlöte, che uscirà il 21 aprile 2023 su InsideOutMusic/Sony. A seguito di The Zealot Gene, il primo album della band in due decenni, Ian Anderson e la band tornano con un nuovo disco di 12 brani ispirato a personaggi e ruoli di alcuni dei principali dei del vecchio paganesimo norreno. Il titolo rimanda ovviamente all’iconico strumento del frontman Ian Anderson, il flauto traverso (flauto rock).

È disponibile anche il primo estratto dal nuovo album accompagnato da un video animato da Costin Chioreanu. Guarda il video di “Ginnungagap” in copertina.

La traccia prende ispirazione dal dio Ymir, il proto-essere e padre dei giganti di ghiaccio, un essere primordiale nato dal veleno che gocciolava dai fiumi ghiacciati Élivágar e che viveva nel vuoto di Ginnungagap.

“RökFlöte” sarà disponibile in diversi formati tra cui due formati deluxe limitati che includono materiale demo bonus, note di copertina aggiuntive e un blu-ray con mix surround 5.1, mix stereo alternativo di Bruce Soord (The Pineapple Thief) così come una traccia bonus e un’intervista approfondita con Ian Anderson. L’album sarà anche disponibile in digitale e nei formati Dolby Atmos & Sony 360 RA.

Di seguito l’elenco completo dei formati in cui verrà pubblicato l’album, già disponibile per il pre-ordine QUI:
Ltd Deluxe Dark Red 2LP+2CD+Blu-ray Artbook incl. 2 x art-prints
Ltd Deluxe 2CD+Blu-ray Artbook
Special Edition CD Digipak
Gatefold 180g LP+LP-booklet
Digital Album

RökFlöte tracklist

  1. Voluspo
  2. Ginnungagap
  3. Allfather
  4. The Feathered Consort
  5. Hammer On Hammer
  6. Wolf Unchained
  7. The Perfect One
  8. Trickster (And The Mistletoe)
  9. Cornucopia
  10. The Navigators
  11. Guardian’s Watch
  12. Ithavoll

Ian spiega il titolo e il tema dell’album in modo più dettagliato:
“Il titolo di questo nuovo lavoro ha subito un piccolo cambiamento o due lungo la strada. Ho iniziato con l’idea di un album prevalentemente strumentale per flauto rock. Quando il materiale cominciava a prendere forma fui attratto dal termine Ragnarök della mitologia norrena, la loro versione della fine dei tempi apocalittici o dell’Armageddon biblico. La resa dei conti è onnipresente e insita nell’induismo, nel cristianesimo e nell’islam. Ragnarök si traduce come destino degli dei. Con l’umlaut saldamente al suo posto, per gentile concessione delle origini germaniche del norreno, il flauto divenne Flöte in linea con l’ortografia.
Siete ancora con me? Non potevo perdere la gloriosa opportunità di utilizzare legittimamente l’umlaut!”

I Jethro Tull saranno in Italia nel mese di febbraio per tre esclusive date:
12 febbraio 2023 – Roma – Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia
14 febbraio 2023 – Bologna – Teatro Europauditorium
15 febbraio 2023 – Milan – Teatro degli Arcimboldi

Tutte le date del tour sono disponibili sul sito ufficiale della band.

Jethro Tull - Photo by Assunta Ophale
Jethro Tull – Photo by Assunta Ophale

The Zealot Gene, pubblicato nel gennaio 2022, è stato il 22º album in studio dei Jethro Tull. Ha raggiunto la posizione #9 nella UK Album Chart, un’impresa che la band non aveva raggiunto dal 1972, ha anche debuttato al #4 in Germania, #3 in Svizzera, #5 in Austria, 8 in Finlandia, così come la top 10 nelle classifiche degli Stati Uniti, Current Album Charts e Rock Album Charts.

Con più di 30 album all’attivo e oltre 50 milioni di vendite, i Jethro Tull sono una delle rock band di maggior successo di tutti i tempi con un catalogo che contiene classici che risuonano ancora oggi. Guidati da Ian Anderson, i Tull continuano a girare il mondo, intrattenendo il pubblico di tutte le età.

JETHRO TULL
Ian Anderson – Concert and Alto flutes, Flute d’Amour, Irish whistle and vocals
David Goodier – Bass guitar
John O’Hara – Piano, keyboards and Hammond Organ
Scott Hammond – Drums.
Joe Parrish-James – Electric and acoustic guitars, mandolin    

JETHRO TULL ONLINE
Sito web | Facebook | Twitter | YouTube | Instagram

 

WORLD MUSIC – Online il bando del Premio Andrea Parodi 2023

Sono aperte le iscrizioni alla 16a edizione del Premio Andrea Parodi, uno dei più importanti contest europei di world music, le cui finali si terranno a Cagliari nell’autunno 2023.

Il bando di concorso è disponibile su www.premioandreaparodi.it ed è aperto ad artisti di tutto il mondo. Le iscrizioni sono gratuite e devono essere effettuate tramite il format presente su www.premioandreaparodi.it (per informazioni: fondazione.andreaparodi@gmail.com).

Le richieste di iscrizione dovranno contenere:

  • 2 brani, di cui uno in concorso (2 file mp3, provini o registrazioni live o realizzazioni definitive, anche già edite; indicare con quale dei due brani si intende gareggiare); i brani non possono essere solo strumentali e devono essere identificativi di un intero progetto artistico legato alla world music.
  • testi ed eventuali traduzioni in italiano dei due brani;
  • curriculum artistico del concorrente (singolo o gruppo).

La scadenza per la presentazione delle richieste è fissata al 31 maggio 2023.

Il Premio è nato per rendere omaggio a Andrea Parodi, musicista sardo di grande rilievo nell’ambito della world music, ed è realizzato dall’omonima Fondazione con la direzione artistica di Elena Ledda.

All’edizione del Premio Andrea Parodi 2022 sono giunte quasi 300 iscrizioni, di cui circa metà provenienti dall’estero.

Anche per la nuova edizione, tra tutte le iscrizioni una commissione artistica scelta dall’organizzazione selezionerà, in maniera anonima, i finalisti che si esibiranno dal vivo nella fase finale davanti ad ampie giurie composte da autorevoli addetti ai lavori, come cantanti, autori, musicisti, responsabili di festival, manager, discografici, uffici stampa, giornalisti, critici musicali, sia italiani che internazionali.

Il vincitore assoluto avrà diritto ad una borsa di studio di € 2.500, oltre alla possibilità di esibirsi in alcuni festival partner del Parodi nel 2024, come l’European Jazz Expo (Sardegna), Folkest (Friuli), oltre che nello stesso Premio Andrea Parodi. Il vincitore del Premio della Critica potrà invece realizzare un videoclip professionale di un brano, prodotto dalla Fondazione Andrea Parodi.

Per alcuni dei finalisti del Premio ci sarà la possibilità di essere invitati da alcuni dei festival partner (come Mare e Miniere, Premio Bianca d’Aponte, Premio Città di Loano per la musica tradizionale italiana, Mo’l’estate Spirit Festival, Musiconnect-italy).

Le precedenti edizioni del Premio sono state vinte: nel 2022 da Ual-la (Catalogna, Spagna), nel 2021 da Matteo Leone (Sardegna), nel 2020 da Still Life (Sicilia/Portogallo), nel 2019 da Fanfara Station (Tunisia, Stati Uniti, Piemonte), nel 2018 da La Maschera (Campania), nel 2017 da Daniela Pes (Sardegna), nel 2016 dai Pupi di Surfaro (Sicilia), nel 2015 da Giuliano Gabriele Ensemble (Lazio), nel 2014 da Flo (Campania), nel 2013 da Unavantaluna (Sicilia), nel 2012 da Elsa Martin (Friuli), nel 2011 da Elva Lutza (Sardegna), nel 2010 dalla Compagnia Triskele (Sicilia), nel 2009 da Francesco Sossio (Puglia).

MIKE KENEALLY – “The Thing That Knowledge Can’t Eat”

Mike Keneally, ex allievo di Frank Zappa, pubblicherà il suo nuovo album solista The Thing That Knowledge Can’t Eat il 24 febbraio 2023. I preordini sono disponibili fin d’ora su store.keneally.com. L’attesissimo album vede la partecipazione di Steve Vai, Eric Slick, Nick D’Virgilio e altri.

Dice Mike: “Questo è il mio primo nuovo album da solista in sette anni – l’ultimo è stato Scambot 2 nel 2016, quindi questo è stato davvero un lungo viaggio. Circa la metà del materiale del nuovo album era in lavorazione prima della pandemia, ma l’altra metà è stata creata a casa in isolamento nel 2020 e nel 2021, e tutti gli ultimi ritocchi sono stati apportati alle canzoni nel 2022, quindi è in lavorazione da un po’. Non ho mai lavorato così tanto a un album da solo, quindi la curva di apprendimento è stata ripida, ma ho avuto l’aiuto di amici lungo tutto il percorso, compreso l’affidamento dei brani a batteristi che erano anch’essi chiusi in casa. Ho scritto tutte le canzoni e i testi degli ultimi brani riflettono sicuramente gli strani momenti in cui l’album è stato ultimato. Molti dei miei album passati sono stati lavori lunghi, estesi, ma questo è un disco di 42 minuti e nove canzoni: penso che vada giù abbastanza liscio, ma che viaggi in molti posti diversi lungo il percorso. Sono estremamente soddisfatto e sono molto grato di poterlo finalmente condividere con tutti”.

Di seguito il primo video dall’album per la canzone Celery (con Steve Vai).

TRACKLIST

  1. Logos
  2. Both Sides of the Street
  3. Mercury in Second Grade
  4. Celery
  5. Spigot (Draw the Pirate)
  6. Ack
  7. Lana
  8. Big Hit Song
  9. The Carousel of Progress

Acclamato da tempo come uno dei chitarristi e tastieristi più creativi e intensi del mondo, il talento di Mike Keneally come cantante, autore, arrangiatore, produttore e polistrumentista è quasi ineguagliabile nella musica rock. Dal 1992 Keneally ha pubblicato oltre 30 album di musica originale (comprese le edizioni speciali e le uscite limitate), costruendo un corpus di lavori di notevole inventiva e originalità. La varietà stilistica presente nel suo lavoro indica il costante amore di Keneally per la buona musica, a prescindere dalle distinzioni di genere.

Keneally ha suonato nell’ultima tournée di Frank Zappa nel 1988, come cantante, chitarrista e tastierista. È apparso in molti degli album di Zappa ed è stato membro in tour e in registrazione delle band di Joe Satriani, Steve Vai e Devin Townsend, oltre che membro della band metal Adult Swim Dethklok. Ha inoltre registrato o suonato con Robert Fripp, Wayne Kramer, Kevin Gilbert, Solomon Burke, Steve Vai, Chickenfoot, Bear McCreary, Henry Kaiser, Michael Manring, Screamin’ Jay Hawkins, Andy Prieboy, Mullmuzzler, The Persuasions e molti altri.

Conosciuto per i suoi innovativi e imprevedibili spettacoli dal vivo con la sua band Mike Keneally & Beer For Dolphins, Keneally ha suonato molto negli Stati Uniti e in Europa, in contesti che vanno dai concerti in solo e in duo alle esibizioni con grandi orchestre. La sua suite per orchestra e chitarra “The Universe Will Provide”, della durata di 52 minuti, è stata presentata in anteprima mondiale nel 2003, con Keneally come chitarra solista alla testa della Metropole Orkest olandese. La prima statunitense di “Universe” è avvenuta alla Walt Disney Concert Hall di Los Angeles nel 2011. Nel 2012 è uscito l’album “Wing Beat Fantastic: Songs Written by Mike Keneally & Andy Partridge”, una raccolta di materiale scritto con l’ex leader degli XTC Andy Partridge; l’album è stato ampiamente acclamato e si è classificato ai primi posti nelle liste dei “Best of 2012” di numerosi critici. Il 2016 ha visto l’uscita del suo grande lavoro concettuale “Scambot 2”, ed è stato l’ultimo album solista di Keneally fino ad oggi, con l’imminente uscita a febbraio 2023 del nuovissimo “The Thing That Knowledge Can’t Eat”.

Di recente, Keneally si è esibito dal vivo con altri ex allievi di Zappa come parte della Zappa Band, l’unica band ufficiale autorizzata dallo Zappa Trust che suona la musica di Frank Zappa dal vivo. Ha anche suonato con il gruppo ProgJect, eseguendo molti dei classici progressive-rock degli anni ’70 che Keneally è cresciuto amando. È anche membro di una nuova band chiamata The Bird Brain, che ha pubblicato un acclamato EP di tre canzoni alla fine del 2022, con altra musica in arrivo quest’anno. Con l’uscita del suo nuovo album da solista nel 2023, quest’anno Mike terrà una serie di spettacoli di Mike Keneally & Beer For Dolphins con una selezione retrospettiva di materiale scelto da tutti i principali album da solista della sua carriera ultratrentennale.

Mike Kenneally online
Patreon | Facebook | Twitter | Instagram | Bandcamp | Official Website | YouTube | store.keneally.com